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Produzione Tessile Tradizionale in Sardegna :: I Tappeti Sardi, le lavorazioni tessili sarde, informazioni e curiosità sull'artigianato tessile sardo.

Cultura Sarda > Artigianato di Sardegna
Tessitura in Sardegna
Un'attività specializzata a livello familiare
La produzione tessile tradizionale in Sardegna è strettamente connessa a quelle che, nei secoli, sono state le principali attività produttive: l'allevamento e l'agricoltura. Le fonti storiche documentano, dall'età romana in poi, l'esistenza di una notevole attività tessile diffusa su tutto il territorio e soprattutto le fonti ottocentesche danno conto di una produzione radicata e diffusa a livello familiare, anche se non mancavano donne "specializzate" nell'una o nell'altra delle lavorazioni. I filati sono di origine animale - lana ovina e caprina, seta, bisso - o vegetale: lino, canapa, cotone. Per la colorazione si utilizzavano in origine piante locali. I telai erano di tipo orizzontale o di tipo verticale. Le tecniche sono varie, come pure la tipologia dei manufatti e dei motivi ornamentali, legati alla tradizione locale. Importanti raccolte di tessuti d'epoca fanno parte delle collezioni di numerose istituzioni pubbliche che le espongono in occasione di mostre temporanee. Sono esposte stabilmente le collezioni di alcuni Musei.
Arte del ricamo e della tessitura. Produzione e vendita tessitura sarda.
Desulo, ragazza al telaio. Foto Storica 1908.
Fonni, donne al telaio, primi del novecento, tessitura e tradizioni in Sardegna.
Museo Archeologico di Sassari dove è annessa una sezione etnografica
I TESSUTI E I RICAMI
Al Museo Archeologico di Sassari è annessa una sezione etnografica, a termine dell` itinerario” che ha inizio coll’eneolitico. Il visitatore è tentato di collegare i contrappesi di telaio, venuti alla luce nello scavo della cosidetta ziqqurath di Monte d’Accoddi, risalente all’età del rame, con il normale telaio ancora in uso in quasi tutta l’area isolana. Certamente, però, il telaio con i contrappesi del “luogo alto” era di tipo verticale, giacchè il telaio verticale, meno complesso, è nato prima di quello orizzontale. Il visitatore è tentato di collegare altresì i resti di quell’antichissimo telaio con le produzioni artigianali che fanno nelle sale bella mostra di sè. In genere, quando si pensa alla Sardegna, si pensa a questi suoi prestigiosi manufatti, detti impropriamente “tappeti”. Senza volerci spingere tanto indietro nel tempo, la donna sarda non dovette tardare a tessere qualcosa che non riguardasse esclusivamente gli indumenti familiari. Il cosidetto “tappeto” non era altro, all’origine, che un copricassa o un coperta da letto. E poichè i letti, fino al secolo scorso, erano piuttosto rari, è da pensare che il tema principale fosse la decorazione da disporre sulla severa arca tradizionale, il cassone nuziale, che custodiva il piccolo tesoro domestico. Poi c’era la bisaccia, portata da tutti gli uomini, sulla spalla o a cavallo, e quei ricchi collari per la bardatura a festa dei cavalli e dei buoi. (Già qualche bronzetto nuragico raffigura il bue o il toro con il grande collare, forse per il suo carrattere sacrale). Proporci di svelare le origini di questi manufatti sarebbe certamente una fatica vana. Si possono intessere raffronti, come è già stato tentato, con analoghe produzioni umbre, abruzzesi e di altre regioni, nelle quali compaiono analoghi motivi decorativi e certi accostamenti di colori, per altro senza giungere a nulla concludere. È difficile, perfino, il raffronto tra le produzioni delle varie subregioni, perchè i motivi si intrecciano. Cercheremo di individuare quali sono i centri di produzione più caratterizzati, ricordando che quest’arte era un tempo non lontano diffusa in tutta l’area isolana. Su tutti spiccano, per la fantasia compositiva e la vivacità del colore, due centri della Marmilla. L’esuberante produzione di Mógoro e di Morgongiori da una lezione di struttura e compostezza rinascimentali, del tempo delle grandi ancone che inondano di luce le chiese. Se il loro denso, sfavillante cromatismo è di gusto che si potrebbe definire postrinascimentale, non di meno le composizioni non possono dirsi di derivazione barocca, per via, appunto, del rigore geometrico e della compostezza dell’impianto. L’Arata, che ha studiato con serietà l’arte popolare della Sardegna, ha saputo leggere bene in questi manufatti: “I tappeti di Morgongiori sono a cromatismi bassi: il rosso bruno con sfumature di turchino si frammischia col nero e con i gialli, qualche tocco d’oro e d’argento ben distribuito fra i meandri, cosparge di un luccicante tremolio tutta la composizione decorativa. Gli sprazzi vivissimi e di gustoso effetto si alternano con tonalità scure, come se il colore passasse dalla gioia alla tristezza”. Nei manufatti della vicina Mógoro si avverte un crescendo di gaiezza, un trionfo di colori che ricordano per pastosità le colline infiorite a primavera (rossi, gialli, turchini, verdi, viola) ei cortili–giardino delle dimore, giardinetti densi, dove si trovano accostati rose, gerani, violaciocche, dalie, zinie, garofani, gelsomini, gladioli. I manufatti di Mógoro e di Morgongiori (e, una volta, di altri centri non da questi distanti, come Santa Giusta e Siamanna, ma in minor misura) sono i più ricchi di armonie cromatiche e compositive, i più festosi dell’Isola: probabilmente, perchè la geometria non è così rigida come può riscontrarsi in altre produzioni, sia di centri vicini, come Isili e Senis, o nei tipi “a fiamma” della lontana Nule. Sembra spontaneo il modo di disporre nelle evanescenti forme geometriche, coppie speculari di uccelli, di animali, di fiori stilizzati. La tecnica “ad ago” impegna l’artigiana al telaio orizzontale uniposto, favorendo le qualità individuali. La riproduzione di antichi modelli, trasmessi da madre in figlia, è la classica perfezione alla maniera greca, perfezionando insensibilmente con successivi apporti, un modello accettato per valido, dominato da ritmi semplici, come nella musica e nelle danze popolari.

Testi tratti da "Artigianato Sardo"
Vico Mossa
Cardo Delfino Editore
I filati  La principale materia prima impiegata nella tessitura è la lana ovina  e, in misura quasi irrilevante, quella caprina. Le fibre tessili di  origine vegetale sono il lino, la canapa ed il cotone. Un caso del tutto  particolare è costituito dalla tessitura della seta e del bisso marino.  Fino al primo Novecento la colorazione dei filati si effettuava  sfruttando le proprietà tintorie di piante locali e, più raramente,  ricorrendo a prodotti naturali d'importazione. Nella seconda metà  dell'Ottocento si diffonde anche l'uso di coloranti all'anilina che non  soppiantano completamente i coloranti tradizionali, impiegati fino ad  oggi soprattutto per ottenere diverse tonalità di giallo, marrone, bruno  e rosso. Si ricorre anche all'utilizzo di filati di produzione  industriale, già colorati. La produzione laniera è sempre stata  abbondante anche se di qualità piuttosto scadente in quanto la varietà  di pecora allevata è dotata di un vello di media lunghezza, piuttosto  duro.
Ad eccezione della tosatura annuale tutte le fasi di  lavorazione della lana erano di competenza femminile. Dopo il lavaggio e  l'asciugatura si separava la lana di prima da quella di seconda e terza  scelta mediante la cardatura. Un'ulteriore scelta veniva fatta per  colore, separando la lana candida da quella di colore grigiastro e nero  che veniva filata separatamente in vista della colorazione e della  utilizzazione finale. Il lino, coltivato nell'isola fino ai primi del  Novecento, subiva un faticoso processo di gramolatura per liberare le  fibre tessili da quelle legnose. Con la cardatura si separavano le fibre  di diversa qualità che venivano filate separatamente per svariate  utilizzazioni. Le matasse di filato subivano anche operazioni di  sbiancatura ed eventualmente di tintura. Il filato di canapa, meno  pregiato, si otteneva con un procedimento simile a quello del lino. La  produzione della canapa, assai diffusa in età medievale, cessa quasi  completamente nel primo Novecento. La fibra di cotone, pure ampiamente  impiegata nella tessitura tradizionale, è raramente prodotta in loco.  Falliscono più volte i tentativi di coltivazione estesa della pianta  mentre sul mercato aumenta l'offerta a costi contenuti dei filati di  cotone già pronti per l'uso in campo tessile.  
Tonara, particolare di un tappeto
Sarule, tessitura del tappeto
I telai  Nell'isola vengono usati due tipi di telai, quello verticale e quello  orizzontale. Si attribuisce un'origine più arcaica a quello verticale,  anche in virtù della sua struttura estremamente semplice, ma non si può  escludere che telai orizzontali più elementari rispetto a quelli  tradizionali con pedaliera e gruppo di licci, il cui uso è tuttora  vitale, fossero coevi a quello verticale. Quali che siano le loro  origini il telaio orizzontale è diffuso in tutta l'isola fino ai primi  decenni del Novecento mentre il telaio verticale, che doveva avere una  diffusione molto più estesa, è attualmente in uso soltanto in alcuni  centri della Barbagia e del Goceano, zone nelle quali è comunque  presente anche il telaio orizzontale sul quale si realizzano manufatti  tessili di diverso genere.
Telaio orizzontale Il telaio orizzontale tradizionale ("teláriu, telárzu, telárgu"), in  legno, è costituito da due pesanti cavalletti paralleli che fungono da  supporto per le parti mobili poste trasversalmente: un subbio anteriore,  detto "subbio del tessuto", ed uno posteriore detto "subbio d'ordito". I  fili che costituiscono l'ordito vengono tesi tra i due subbi passando  attraverso un pettine di canna o metallo collocato in posizione mediana  rispetto ai subbi, insieme al gruppo delle canne dei licci collegati,  mediante cordelle, alla pedaliera che viene ancorata al pavimento. I  cavalletti devono essere perfettamente paralleli e tutta la struttura  centrale deve essere posizionata ad angolo retto rispetto ai cavalletti  per evitare irregolarità del tessuto.
La tessitrice opera sull'ordito  teso in posizione orizzontale, seduta su un'asse posto parallelamente  al subbio anteriore, sul quale viene via via avvolto il tessuto  prodotto, lanciando la spola ed agendo sui pedali che sollevano l'uno o  l'altro gruppo di licci in base alla tecnica di tessitura che si intende  realizzare, per la quale sarà anche stato preparato preventivamente  l'ordito. La larghezza media dei tessuti prodotti su questo tipo di  telaio va da un minimo di 50 a un massimo di 75 cm. I manufatti di  grandi dimensioni sono risultato dell'unione di più teli. La tessitura  avviene introducendo la spola che porta la trama attraverso i fili  dell'ordito. Ciò rende il lavoro assai rapido se si producono tessuti  piani a trame lanciate. Per ottenere particolari effetti decorativi le  trame ornamentali supplementari possono essere introdotte direttamente  con le mani, mediante grossi aghi o avvolte in piccole spolette. Sul  telaio orizzontale possono essere realizzati teli di orbace, tele e  tessuti spigati per la biancheria personale e della casa, teli per la  panificazione, per sacchi, per bisacce. Sullo stesso telaio vengono  anche realizzati gran parte dei manufatti più noti della tradizione  sarda: bisacce ("bertulas"), ornamenti per buoi e cavalli ("collànas")  copricassa ("coberibancu") e coperte ("mantas, fanugas") caratterizzati  da complesse decorazioni policrome realizzate su fondi di diverso genere  con la tecnica delle trame lanciate ("a lìtsus, a briàli, a mos'te  pèi"), a riccio o a grani ("a pibiònis, a rànu"), a faccia di trama  ("un'indente"), a trame sovrapposte ("a bàgas, a làuru, a punt'e agu"). I  motivi decorativi sui manufatti più complessi sono i più vari e  riflettono e reinterpretano i motivi iconografici propri delle culture  succedutesi nell'isola. L'elenco dei motivi decorativi e delle loro  combinazioni è vastissimo e in molti casi se ne è perso il significato:  motivi geometrici alternati a motivi antropomorfi, zoomorfi, fitomorfi ,  motivi religiosi e araldici.
Telaio verticale Il telaio verticale ("teláriu, telárzu") è costituito da due montanti  verticali fissati tra pavimento e soffitto, posti tra loro alla distanza  di circa 2 m. Tra i due montanti vengono fissati due assi mobili:  quello superiore che costituisce il subbio di ordito e quello inferiore  che costituisce il subbio del tessuto. L'ordito viene avvolto sull'asse  superiore e quindi teso su quello inferiore; due canne ed un asse con un  ordine di licci, posti in posizione mediana, regolano l'apertura del  passo tra i fili pari e dispari dell'ordito per permettere l'inserimento  della trama. Questa viene avviata verso il basso con una sorta di  grosso punteruolo d'osso ed infine battuta con un pesante pettine in  legno fino a serrare e nascondere completamente i fili dell'ordito. Il  telaio verticale tradizionale è costruito interamente in legno, mentre  in esemplari recenti alcune parti strutturali sono fatte in ferro e  varia anche la larghezza complessiva del telaio.
Sul telaio  verticale, che consente limitate variazioni tecniche, si producevano  grandi coperte policrome, qualche tipo di bisaccia e un particolare  tappeto funebre detto "tapinu e mortu", la cui produzione è cessata nei  primi anni del Novecento. La produzione attuale ha rifunzionalizzato le  coperte in tappeti adattandone le dimensioni a questo scopo. I colori  vivacissimi del passato sono stati sostituiti da tonalità smorzate e lo  stesso apparato decorativo è stato modificato e sostanzialmente  semplificato per adattarlo al gusto della committenza perdendo, in molti  casi, le peculiarità locali.

Dorgali, telaio orizzontale
Donna al telaio nell'azienda di Corea
Le tecniche di tessitura
La tecnica che caratterizza i manufatti tessuti sul telaio verticale  è la tessitura piana con trama a vista. Si realizza inserendo i fili di  trama che vengono battuti con forza sui fili di ordito fino a  nasconderli completamente. Dato che il colore del tessuto è in questo  caso determinato dai soli fili di trama, l'ordito può essere di colore  diverso, monocromo, screziato o grezzo. Gli stacchi cromatici tra colori  adiacenti sono ottenuti utilizzando diverse tecniche. La tessitura a  fessure è caratterizzata da una piccola asola verticale in  corrispondenza dello stacco tra due colori. In genere i motivi  decorativi prevedono una lunghezza di fessure limitata; quando  eccezionalmente gli stacchi creano fessure molto lunghe, che potrebbero  indebolire eccessivamente il tessuto, si provvede in un secondo tempo a  fissarle con piccoli punti di rinforzo. Questa tecnica di tessitura è  caratteristica della produzione dei tappeti funebri detti "tapinu 'e  mortu" ma viene anche impiegata per creare piccoli motivi decorativi  delle coperte tradizionali di alcune località del centro Sardegna. La  tessitura a coda di rondine è caratterizzata dal fatto che, ad ogni  cambio di colore in senso longitudinale, ogni corso di trama avvolge il  primo filo dell'ordito interessato da un altro colore condividendolo a  corsi alternati con le trame di diverso colore. In questo modo non si  creano fessure e il tessuto risulta compatto e completamente a doppio  diritto, sebbene il disegno risulti meno definito nei passaggi  cromatici. Nella tessitura a trame allacciate le trame colorate si  intrecciano sul rovescio del tessuto tra le due catene di ordito che  limitano il passaggio cromatico dei diversi blocchi di colore. In questo  modo si crea un cordone, sul rovescio del tessuto, lungo la linea di  confine dei colori; la struttura è solidissima e i contorni del disegno  sono nettissimi sul diritto del lavoro. Tale tecnica era caratteristica  dei manufatti antichi di Nule dove è stata abbandonata, a partire dal  1960, in favore della tecnica a coda di rondine.  
Arte del ricamo e della tessitura in Sardegna
I manufatti
Se l'abbondanza della materia prima, la lana, potrebbe giustificare  la quantità dei tessuti prodotti in tale abbondanza da essere oggetto di  commercio fin dall'età romana, non è sufficiente a dar conto, invece,  della grande qualità, varietà e pervasività della produzione tessile  tradizionale quale si manifesta con chiarezza almeno a partire del  medioevo. Le ragioni di tanta varietà e ricchezza sono da ricercarsi in  quello stesso "humus" che dà luogo alle straordinarie varietà di abiti  come di pani e di intrecci. In tutte queste attività, proprie del lavoro  femminile, si modula un gusto estetico, uno stesso "ritmo etnico" che  si coglie in uguale misura nelle tessiture e nella danza come nel canto e  nell'intaglio. La riconoscibilità e il carattere della produzione  tessile isolana e infine il suo stesso valore sono dovuti a questa  impronta etnica, che interpreta in modo del tutto personale tradizioni,  motivi, tecniche e materiali che sono, per il resto, comuni a tutta  l'area del Mediterraneo. I manufatti tradizionali antichi mostrano  un'identità e un carattere esclusivi del gruppo produttivo da cui  provengono. Diverso il caso di alcuni tessuti sardi moderni, ridotti a  semplici complementi d'arredo, dai cromatismi avviliti ed addomesticati e  dai moduli decorativi persi nell'ignoranza della tradizione e perciò  facile preda di imitazioni extraisolane. Varrà forse la pena di  riconsiderare scelte e indirizzi produttivi di una parte dell'attuale  produzione tessile, davvero troppo standardizzata e banalizzata e forse  per questo così vulnerabile, imitabile e poco competitiva.  
Manufatto ricamo a mano
Lavorazione della seta
Lavorazione della seta
Samugheo, Museo dell Arte Tessile Sarda sala espositiva

MURATS
Museo Unico Regionale dell’Arte Tessile Sarda
Via Bologna - 09086 Samugheo (OR)

Direttore: Baingio Cuccu
Gestione Museo: La Memoria Storica
Sito: murats.it
Email: museomurats@gmail.com
Telefono e fax:  0783 631052

Orari
Apertura dal Mercoledì alla Domenica:
Orario estivo:
10:00 – 13:00 / 17:00 – 20:00
Orario invernale:
10:00 – 13:00 / 16:00 – 19:00

Prezzi per l’ingresso:
- intero: € 2,50
– ridotto: € 1,00 (il prezzo ridotto si applica alle scolaresche ed ai gruppi di almeno venti persone)

Le visite guidate sono comprese nel prezzo del biglietto.



Il Museo si trova alla periferia di Samugheo, centro rinomato per la fiorente produzione tessile, in una nuova costruzione su due piani.
L'isolamento geografico del paese ha preservato per anni le tradizioni culturali e artigianali dalle innovazioni introdotte in altri centri della Sardegna. Così, la comunità samughese ha mantenuto intatta e vitale l'arte della tessitura tradizionale. Il complesso museale è articolato in vari ambienti. Una parte dell'esposizione è ubicata nella sezione etnografica che ospita telai tradizionali in legno, attrezzature e strumenti vari per la tessitura. Prosegue con un'esposizione di capi samughesi di abbigliamento giornaliero e festivo. Il percorso continua nel settore dedicato alla collezione permanente Cocco. Qui sono collocati preziosi manufatti tessili del Settecento, realizzati artigianalmente in lana, cotone e lino. Tra i pezzi più rari gli "affaciadas", piccolissimi tappeti che si espongono ai balconi durante la processione del Corpus Domini.



Una parte della struttura è, invece, interamente dedicata all'organizzazione di mostre tematiche con le quali si vogliono valorizzare le varietà e le preziosità della tradizione tessile, tramandata ancora di madre in figlia, e rimasta vitale a Samugheo. Uno spazio del museo, dedicato alla didattica, è a disposizione dei visitatori per assistere alla proiezione di filmati sull'arte e la tecnica della tessitura. Vi sono anche due telai, uno verticale e uno orizzontale, utilizzabili dal pubblico, per apprendere e mettere a confronto le tecniche di tessitura utilizzate in antico e quelle attualmente in uso.



L'attività artigianale tradizionale, un tempo così viva in tutta la comunità sarda, ha subito nel tempo un forte regresso, ma è rimasta vitale a Samugheo. La visita guidata ha, perciò, lo scopo di recuperare e conservare la memoria storica della tradizione tessile della Sardegna. Tra i pezzi più importanti esposti nel museo troviamo cinque "tapinu de mortus" del Settecento. Si tratta di manufatti tessili funebri, rarissimi, se si pensa che, in tutta la Sardegna, se ne contano in tutto otto, compresi quelli del museo di Samugheo.

Museo Etnografico Regionale Collezione Cocco Cagliari

Informazioni
Indirizzo: Cittadella dei Musei, piazza Arsenale, 1 - 09124 Cagliari
Ente titolare: Regione Autonoma della Sardegna - Istituto Superiore Regionale Etnografico
Gestione: Istituto Superiore Regionale Etnografico
Orari: 10 – 19; lunedì chiuso
Biglietto: Ingresso libero

Il museo
La collezione, acquistata nel 1954 dalla Regione Sarda, è allestita nel padiglione regionale della Cittadella dei Musei, i cui locali sono stati oggetto di un impegnativo lavoro di adeguamento. E’ intitolata a Luigi Cocco (Villasor 1883 – Cagliari 1959), illustre magistrato appassionato di tradizioni e di arte popolare sarda, che la costituì grazie a meticolose ricerche nel paese natale e nel resto dell’isola. La raccolta, dichiarata nel 1948 dal Ministro della Pubblica Istruzione “complesso di eccezionale interesse artistico e storico”, vanta circa 2000 manufatti, tra cui 731 tessili, 1266 gioielli, nonché un modesto numero di utensili, mobili e lavori di intaglio, collocabili in prevalenza tra la seconda metà dell’Ottocento e la prima metà del Novecento. I tessili provengono per la maggior parte dalla Sardegna centro meridionale (Arbus, Busachi, Desulo, Decimoputzu, Gonnosfanadiga, Gonnosnò, Guspini, Laconi, Meana, Monastir, Nuragus, Nuraminis, Pabillonis, Pimentel, Samatzai, Sanluri, Senorbì, Serramanna, Serrenti, Silius, Simala, Soleminis, S. Gavino Monreale, S. Giusta, S. Nicolò Gerrei, S. Sperate, Tertenìa, Tuìli, Vallermosa, Villamassargia, Villanovafranca, Villasor), in alcuni casi dal settentrione dell’Isola, talvolta commissionati dallo stesso magistrato in paesi noti per la raffinatezza delle produzioni, come Ittiri e Ploaghe. I tessuti sono lavorati al telaio tradizionale orizzontale: coperte (fressádas, fánugas), copricassa e copritavolo (cobericàscia e coberibàngus), copricuscini (cabidalèras), ornamenti per letto (ingirialéttus) strisce ornamentali (facciàdas), tovaglie (tiàllas), asciugamani (asciuttamànus, tiallòras) presine (calapingiàdas), bisacce (bértulas), collari per animali (gutturádas,cannáccas). Per quanto riguarda i gioielli, si hanno informazioni limitate sulla provenienza (Ogliastra, S.Vito, Bono, Ittiri, Uri, Villasor, Sulcis). Prevalentemente in argento, essi documentano le più importanti e diffuse tipologie legate all’abbigliamento, in particolare festivo e femminile, con funzione specifica di accessori del vestiario o di ornamenti della persona. Alla funzione pratico-ornamentale i gioielli aggiungono una forte valenza simbolica e di differenziazione sociale e, come nel caso degli amuleti, anche un significato magico-protettivo. La collezione presenta soprattutto bottoni, cinture, amuleti, rosari. Tra gli oggetti d’uso e d’arredo si annoverano casse, una lampada a olio in terracotta policroma, lampade di ottone, una zucca intagliata, utensili di legno intagliato (cucchiai, taglieri, mestoli, saliere ecc.), intagli in corno e lavori in palma; ed ancora, contenitori per polvere da sparo in corno, una statuina di ceramica smaltata e una scarpa femminile proveniente da Oliena. Di particolare rilevanza le casse, tipici elementi d’arredo domestico (kascia o arka la cassa di maggiori dimensioni, kascitta o kascioneddu, la cassa di dimensioni ridotte). In legno di castagno, con coperchio a ribalta, sono del tipo “barbaricino”, col prospetto formato da fasce lignee ornate da intagli geometrici, fitomorfi e zoomorfi.
Tessili La raccolta di tessili della Collezione Cocco è costituita da 731 pezzi provenienti dalla Sardegna centro meridionale ed in particolare da Arbus, Busachi, Desulo, Decimoputzu, Gonnosfanadiga, Gonnosnò, Guspini, Laconi, Meana, Monastir, Nuragus, Nuraminis, Pabillonis, Pimentel, Samatzai, Sanluri, Senorbì, Serramanna, Serrenti, Silius, Simala, Soleminis, S. Gavino Monreale, S. Giusta, S. Nicolò Gerrei, S. Sperate, Tertenìa, Tuìli, Vallermosa, Villamassargia, Villanovafranca e Villasor. Alcuni manufatti sono stati anche reperiti e in qualche caso appositamente commissionati dal collezionista in paesi della Sardegna settentrionale come Ittiri e Ploaghe, noti per il pregio delle loro produzioni. Le categorie oggettuali sono quelle tipiche delle lavorazioni al telaio tradizionale orizzontale presenti in altre importanti raccolte sarde: coperte (fressádas, fánugas), copricassa e copritavolo (cobericàscia e coberibàngus), copricuscini (cabidalèras), ornamenti per letto (ingirialéttus) strisce ornamentali (facciàdas), tovaglie (tiàllas), asciugamani (asciuttamànus, tiallòras) presine (calapingiàdas), bisacce (bértulas), collari per animali (gutturádas, cannáccas). In un’ambientazione di per sé ricca di suggestioni, raffinate opere d’artigianato tradizionale collezionate con passione e meticolosità raccontano la storia di un’isola e dei suoi abitanti.


Tessile D'Autore
di Giovanni Mariotti


30 ANNI DI TESSUTI DI QUALITA'.
La passione per i tessuti da sempre è nel cuore della famiglia Mariotti. Una tradizione che ha portato Giovanni Mariotti a costituire negl' anni novanta l'azienda omonima. La sua esperienza è tratta dal vero lavoro di fabbrica nella sua città d' origine Prato. Arrivato in Sardegna, (grazie al matrimonio con una sarda).. accresce il suo bagaglio con le tessiture sarde e la storia che le accompagna.



A "Pibiones" e a "Bagas" sono le tecniche che verranno praticate maggiormente dalla sua azienda artigiana. Fedelmente riproduce i manufatti su telai orizzontali centenari nel rispetto della tradizione. LA TESSILE D'AUTORE è una piccola azienda artigiana a conduzione familiare. L' obiettivo primario è la produzione di qualità, che la contraddistingue negli anni.

LA TESSILE D'AUTORE è un' azienda solida e produttiva, capace di integrare completamente competenza e flessibilità. Le grandi sfide che il cliente propone (dal privato al contract alberghiero), LA TESSILE D'AUTORE le accetta, perchè accettare significa migliorare. La realizzazione di questo sito vuole essere uno strumento, messo a vs disposizione per consultare le informazioni e i prodotti dell'azienda.


TESSILE D'AUTORE
DI MARIOTTI GIOVANNI
VIA PIRASTU 10 - 08048 TORTOLI'
Sito web: www.tessiledautore.it
Email: tessiledautore@tiscali.it
 

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