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Padre Giovanni Battista Manzella :: Lombardo di nascita e sardo di cuore.

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Padre Giovanni Battista Manzella
 Padre Giovanni Battista Manzella
Il quotidiano di Sassari "L'Isola" così scriveva all'annunzio della morte (avvenuta il 23 ottobre del 1937 a causa di una emorragia celebrale che lo colse nel pieno della predicazione ad Arzachena) del Signor Manzella e la parola veniva riprodotta nella epigrafe posta sul portale d'ingresso della Primaziale - "Lombardo di nascita e sardo di cuore."

"Nell'anima limpida e serena del popolo sardo - commentava il settimanale cattolico - il Signor Manzella, ricco della povertà di Cristo e illuminato dallo splendore dei vergini, ha trovato una cosciente comprensione che solo spiegano affinità d'affetto e di pensiero".

Nessuno amò come lui la Sardegna, e ne fu riamato di inesprimibile amore. Amò le anime, s'intende, redente dal prezioso Sangue. Ma anche la terra, il cielo, il mare, i monti aspri e selvaggi, come le valli  profonde e le brughiere interminabili, il costume, il vitto, l'alloggio, tutto!

La Sardegna che lui conobbe non è quella di oggi. Era un'isola sconosciuta e dimenticata, a volte quasi ignorata nelle sue austere bellezze, non si conosceva la semplicità e la buona fede del popolo sardo nel resto d'Italia. In quei tempi se un continentale raccontava ad un altro: "Sono stato in Sardegna." provocava stupore e incredulità tali che un viaggio con meta a Pechino o Buenos Aires non avrebbero suscitato. Tutto questo perchè non si conosceva la storia e la geografia dell'Isola, solo durante la prima guerra mondiale si era avuto un lampo di notorietà per questa terra e per il suo popolo, grazie al valore dei sardi e alla loro  volontà di acciaio sul campo di battaglia, ma anche questo non bastò.
Per gli intellettuali dell'epoca infatti la Sardegna era solo e soltanto la terra descritta nei romanzi della poetessa Grazia Deledda. Lei che attinse solo dal mondo Barbaricino (luogo di origine della Deledda che era nata a Nuoro) ne evidenziò tutti i difetti e il lato oscuro, tessendo sullo sfondo di paesaggi desolati storie di briganti volgari  o illustri, ma sempre ferroci e aggingendo a volte alla trama figure odiose di preti e di chierici passionali e sacrileghi. Non era questo e non fu mai il vero volto della Sardegna. Il signor Manzella che amava questa terra e il suo popolo con grande passione e trasporto la volle conoscere tutta, e per questo la visitò e la percorse palmo a palmo.
La morte di Padre Manzella è avvenuta il 23 ottobre del 1937 a causa di una emorragia celebrale.
Testi tratti dal libro "Il Signor Manzella"
di Antonio Sategna


Aprile 1942, introduzione alla prima edizione.
Sino a pochi anni fa le vie della Sardegna, e in particolar modo della provincia di Sassari, erano percorse da un uomo singolare, che tutti conoscevano, ricchi e poveri, credenti e miscredenti, bambini e adulti, e che tutti chiamavano per nome: "signor Manzella".
Ad onta di quel nome, egli non era che un umile missionario di San Vincenzo (apparteneva alla Congregazione della Missione) e signore era solo nello spirito. Passava rapido per le vie con un viso luminoso di candore, in cui gli occhi azzurri avevano un riflesso di paradiso. I bambini, nello scorgerlo, gli correvano a frotte incontro e l'inseguivano - camminando pareva volasse - gioiosamente gridando il suo nome. Il suo viso allora diventava ancora più ridente e gli occhi ancor pi trasparenti e limpidi, e pareva che la sua anima abbracciasse in un forte amplesso tutta quella innocenza. Si fermava a volte per qualche attimo ad accarezzare le testine infantili e a sorridere angelicamente alle madri, che, nei quartieri popolari, sulla soglia di casa, guardavano con commozione la mano del "santo" posarsi sulla testa delle loro creature. E quella carezza era per loro più di una benedizione: era come una promessa sicura di bene e di salvezza. E' certo che la sua figura esercitava su tutti un fascino indiscutibile. Anche presso le persone indifferenti o inacidite verso il clero egli era il "signor Manzella", fuori causa dall'odio comune al prete. Era amico di tutti: nel ritorno dai suoi viaggi di evangelizzazione nelle campagne e nei piccoli paesi i ferrovieri lo invitavano a salire sul treno e lo portavano gratuitamente a destinazione, perchè si sapeva che sovente il suo biglietto aveva seguito la stessa via che spesso prendevano gli indumenti personali anche più intimi. E gli impiegati di controllo assistevano talvolta a degli spettacoli inusitati: le persone che stavano nello scompartimento del Missionario, legate e quasi soggiogate da un raccoglimento religioso come fossero in chiesa, pendevano dalle labbra dell'uomo di Dio, che affascinava irresistibilmente il suo uditorio. Alla casa della Missione, in Sassari, era un continuo accorrere di bisognosi da tutte le parti della Sardegna, in cerca di lui, della sua bontà, della sua consolazione, e anche, si diceva, del suo potere straordinario. Al ritorno dai suoi incessanti viaggi, il fratello laico aprendogli la porta gli diceva: "Tutti la cercano". E infatti a lui accorrevano tutti ricchi e poveri, sani e malati, ragazze leggere e anime di vita interiore, vecchi e fanciulli, e a tutti egli sapeva donare quelle sua pace, quella sua letizia, quella sua gioia che gli rideva nel volto perennemente. Il signor Manzella non aveva età: era sempre giovane. Alla sua morte i suoi anni terreni si computarono in 82, e questo computo d'anni, in chi l'ha conosciuto, suscita un senso di meraviglia, come se per tutti, tacitamente, egli fosse sempre vissuto al di sopra del tempo. Ciò che di lui appariva a tutti e di cui tutti erano certi era che somigliava nella vita straordinariamente al santo fondatore della sua congregazione, il santo della carità, Vincenzo de' Paoli. E chi non conosceva questo santo, rassomigliava forse con più ragione ancora, il signor Manzella allo stesso Gesù. Nè questa era una impressione errata poichè pareva irradiare intorno la mitezza e la bontà evangelica del Salvatore.

La vita apostolica del missionario vicenziano ricordava stranamente quella di Gesù, che evangelizzava i poveri, e portava al mondo la parola di pace e la fiamma della carità.

Era di una semplicità estrema accoppiata ad una umiltà e ad una prudenza che nei santi solamente trova il suo mirabile equilibrio. Seminava largamente e a piene mani in parole ed opere: lasciava agli altri la festa del raccolto e la gioia della rinascita. Con raro e ispirato accorgimento usava di mezzi apparentemente irrisori per ottenere grandi effetti. Pareva spesso che in lui la Sapienza divina scherzasse per confondere la scienza umana dal volto dignitoso e dall'anima vuota. Certo che con atti a volte in apparenza puerili, a volte addirittura pazzeschi, i santi ottengono mirabili cose. Del resto il Vangelo non è forse una raccolta di affermazioni paradossali a cui noi ormai abbiamo abituato l'orecchio, ma che ci stupiscono profondamente quando le vediamo tradotte da qualcuno nella pratica quotidiana?

Col famoso "piccolo metodo" con cui san Vincenzo rivoluzionò il mondo del suo secolo, il signor Manzella, facendone una estrinsecazione della sua santità, riuscì a compiere un apostolato fecondissimo nella terra di Sardegna nel primo novecento.

Manzella Giovanni Battista Beato (Soncino 1855 - Sassari 1937). Nato in una famiglia molto povera, per potersi pagare gli studi in gioventù fece il garzone fino a quando nel 1880 riuscì a entrare nell’ordine dei Missionari vincenziani. Ordinato sacerdote soltanto nel 1893 a quasi 40 anni, si pose in evidenza per la sua grande pietà; giunto in Sardegna nel novembre 1900, vi sarebbe rimasto per 37 anni, sino alla morte. In questi 37 anni padre Manzella girò (la gran parte delle volte a piedi, più tardi su un suo conosciutissimo carrettino tirato da un asinello) quasi tutta la Sardegna, dove fece più di cento tridui in cui chiamava i ‘‘gentili’’ – come diceva San Paolo – a convertirsi, abbandonando non solo comportamenti violenti ma anche costumi non ‘‘civili’’ provenienti dalla tradizione, come per esempio l’uso dell’attitidu; fondò addirittura un’Opera della Pietà le cui socie si impegnavano, una volta morte, a non farsi attitare. M. Brigaglia lo ha definito ‘‘un impresario della carita`’’: «Era un uomo che faceva la carità, ma soprattutto la organizzava. Sosteneva che nel mondo può mancare tutto, tranne i denari: lui non ne aveva quasi mai, e quando li aveva si obbligava (e obbligava gli altri) a spenderli subito». Trovava i soldi in tanti modi, spesso con quelli che lui chiamava ‘‘spettacolini’’, basati su semplici giochi di prestigio, alla fine dei quali passava a chiedere l’obolo. Dovunque andasse apriva un asilo infantile e fondava una Conferenza di Carità: nel 1921 la Sardegna risultava la regione del mondo dove più si era radicata la lezione di San Vincenzo de’ Paoli; nel 1925 fu proclamata ‘‘isola vincenziana’’. Nel 1927 con madre Angela Marongiu fondò l’Istituto delle Suore del Getsemani. Direttore del Seminario di Sassari, mostrò quanta cultura teologica ci fosse dietro la sua bonomia: grande combattente, fondò nel 1910 il settimanale "Libertà", che esce ancora. Già da vivo gli accreditavano diversi miracoli. Quando morì, il 23 ottobre 1937, l’arcivescovo di Sassari disse: «Senza affrettare nè anticipare il giudizio della Santa Chiesa, noi tuttavia possiamo affermare che il signor Manzella è un Santo. Da oggi in cielo contiamo un grande protettore».

Nel secondo dopoguerra è stato proclamato beato.




Marongiu Angela Religiosa (Sassari 1854-ivi 1936). Nata nel cuore del centro storico di Sassari, nel quartiere Sant’Apollinare, crebbe in una famiglia cristiana e maturò spiritualmente dedicando tutta la sua vita al lavoro, alla preghiera, a un’azione sociale silenziosa e operosa nel quartiere. La sua casa, un laboratorio di ricamo, divenne a poco a poco un punto di riferimento per le giovani che venivano ad apprendere il lavoro e allo stesso tempo la preghiera. Era pronta a prestare aiuto alle madri che le esponevano i loro problemi familiari, e soprattutto alle persone bisognose di ritrovare la serenità interiore. Quando nel 1908 incontrò padre Manzella e lo scelse come guida, possedeva già esperienze mistiche di comunicazione con Dio, di preghiera, di contemplazione dell’Agonia di Gesù al Getsemani e sulla Croce. Con padre Manzella fondò nel 1927 un istituto religioso contemplativo apostolico, le Suore del Getsemani, votato al servizio del Vangelo della carità.Una donna docile allo Spirito, virtuosa, sapiente, umile che, pur avendo una cultura elementare, ha scritto pagine luminose di teologia ascetica e mistica. Ha lasciato diversi inediti (Scritti spirituali; Epistolario; Carte sciolte; L’Ora santa), una cui scelta è ora compresa nel volume antologico La Sposa del Getsemani, a cura di M.R. Del Genio, 2007.

Testo di Giuliana Mulas
OFFERTE DEL PREZIOSO SANGUE DI GESÙ AGONIZZANTE AL PADRE*
Eterno Divin Padre, ti offro il Sangue che il mio amato Gesù versò nell’Orto del  Getsemani, supplicandoti di lavare l’anima mia e quella dei miei cari. Fa’ o Gesù, che questo Sangue sia la nostra salvezza.

Eterno Padre, ti offro il Sangue del mio Redentore  per l’esaltazione della S. Chiesa, per il Papa e per tutti i sacerdoti. In virtù del tuo Sangue, abbia  la Chiesa uno splendido trionfo e siano sconfitti i suoi nemici.

Eterno Padre ti offro il Sangue prezioso di Gesù nel Getsemani per la nostra Congregazione che si è consacrata a te in spirito di adorazione e di riparazione, perché tu la renda sempre più conforme all’immagine di Cristo tuo Figlio.

Ti offro, eterno Padre, il sangue prezioso che l’amato Gesù ha sparso per la salvezza e il riscatto delle anime nostre. Per questo Sangue d’ infinito valore ti raccomando i poveri peccatori, i moribondi, che siano illuminati, convertiti  e salvati.

Ti offro, eterno Padre il Sangue prezioso del mio Gesù per tutti i malati, afflitti, tribolati, perché in virtù di questo Sangue ottengano la grazia della pazienza e la rassegnazione nelle loro sofferenze.

Eterno Padre ti offro il Sangue prezioso che Gesù versò nell’Orto, per tutti i giusti, perché abbiano il dono della perseveranza e la vita eterna, e per le anime del Purgatorio perché sia loro concessa la gioia eterna.

Signore, Divin Salvatore delle anime nostre, per il tuo affanno, per il tuo prezioso sangue versato, per la tristezza che t’invase nel Getsemani, per l’estrema agonia in Croce, donaci di essere un giorno, partecipi con Te del frutto della  nostra Redenzione e ammessi a goderti nella gloria del paradiso. Amen.

*Preghiera scritta da Madre Angela Marongiu e pregata dalle Suore del Getsemani a conclusione dell’Ora Santa.

Duomo di Sassari foto storica del novecento
Padre Manzella
il capello di Padre Manzella
Padre Manzella
Le scarpe del Beato Padre Manzella.
Chiesa delle Suore del Getsemani a Sassari


L'edificio è nel rione Porcellana, sviluppatosi a cavallo della seconda guerra mondiale. La chiesa, appartenente alle suore del Getsemani, meglio conosciute come "Manzelliane", fu realizzata tra il 1940 e il dopoguerra su progetto dell'architetto Angelo Misuraca. Si impone per l'alto e svettante campanile che sovrasta l'ingresso, ripetendone l'andamento con aperture ad arco in successione verticale fino alla cella campanaria. Sui lati, parzialmente realizzati in fasce bicrome, si inseriscono setti verticali in aggetto progressivo, che conferiscono ulteriore slancio al campanile. L'unica navata si apre in forma trapezoidale verso il presbiterio con pareti che contengono una sola ininterrotta finestratura e reggono una copertura piana in legno.



La Chiesa è adiacente al Convento delle Suore del Getsemani ed è dedicata al SS. Sacramento, venne realizzata alcuni anni dopo  la morte del Servo di Dio Padre Manzella e la posa della prima pietra avvenne il 23 novembre 1940, e ultimata nel 1959. L’interno della chiesa si caratterizza per la presenza di un pregevole e vasto mosaico nella parete absidale dell’altare maggiore e per la Via Crucis sulle pareti laterali della navata.


Nella parte inferiore della Chiesa si trova la cripta: al centro la tomba del Servo di Dio Padre Manzella, visitata quotidianamente  da numerosi fedeli che invocano grazie; ai lati, due piccole cappelle, di cui una posta di fronte alla tomba, accoglie le spoglie mortali della cofondatrice Madre Angela Marongiu, la seconda adiacente a questa conserva gli oggetti personali del Servo di Dio.

Nella parte superiore la Chiesa si affaccia internamente, tramite una balaustra, sulla cappellina  del Convento in cui si può ammirare, lateralmente, un quadro di vaste dimensioni rappresentante l’Immacolata Concezione, dipinto dal Servo di Dio Padre Manzella.

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