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La Coltivazione della Fragola in Sardegna :: Tutto sui prodotti Agricoli Sardi, scoprili sul Portale Le Vie della Sardegna.

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Fragole Sarde Coltivazione





La Coltivazione della Fragola in Sardegna

Testi tratti da un opuscolo, realizzato dall'Agenzia Laore Sardegna, che descrive una realtà economica abbastanza limitata in valore assoluto, ma che ha avuto rilevanza dal punto di vista socio-economico, a partire dall’areale di Arborea, per estendersi poi in diverse zone vocate dell’isola. Negli ultimi anni la coltura si è infatti gradualmente estesa, interessando principalmente il territorio del Comune di Terralba ma anche altre piccole realtà produttive diffuse in diverse zone vocate dell’isola (Alghero, Ittiri, Capoterra, Oristanese, Olbia, Orosei, Valledoria, ecc.).
Il settore, dopo aver attraversato un periodo favorevole negli anni 90 e nei primi anni del nuovo secolo, è andato incontro a un periodo di razionalizzazione che ha comportato una progressiva contrazione delle superfici. Negli ultimi 5 anni si assiste a un assestamento degli investimenti fragolicoli su una superficie regionale stimata che oscilla tra i 25 e i 30 ettari, suddivisa tra aziende specializzate operanti ancora negli areali tradizionali e piccole realtà produttive che destinano le superfici alla commercializzazione locale o all’autorivendita aziendale.
L’ERSAT prima e L’agenzia Laore attualmente hanno sempre operato nel comparto, garantendo supporto alle aziende, in collaborazione con i principali soggetti aggregati. In particolare, oltre a fornire l’assistenza e la consulenza tecnica ai produttori, l’assistenza pubblica svolge da sempre un ruolo importante nell’indispensabile processo di innovazione e di ricambio varietale. Proprio per questo, già dal 2004, viene programmata e realizzata un’attività, a carattere dimostrativo, che prevede la collaborazione con l’attuale CRA – FRF – Unità di Ricerca per la Frutticoltura di Forlì (che prosegue dal 1996), nell’ambito del Progetto Mi.P.A.A.F. "Liste di Orientamento Varietale” – FRAGOLA, attivo in tutte le principali aree fragolicole nazionali. Nell’ambito di tale progetto, si realizza annualmente una prova di confronto varietale nell’areale di Arborea, i cui risultati consentono l’elaborazione di una lista di orientamento per la Regione Sardegna, che viene pubblicata sulle riviste specializzate a diffusione nazionale.

Fragole di Sardegna

A cura di:
Laore Sardegna – Via Caprera n. 8 – 09123 – Cagliari
Dipartimento Per le Produzioni Vegetali
Servizio colture Arboree e Ortofrutticole
Sportello Unico Territoriale per il Campidano di Oristano – Arborea
Autori
Dott. Gian Franco Siddu - Area di supporto al Comparto Ortofrutticolo
Dott. Giovanni Corona - Sportello Unico Territoriale per il Campidano di Oristano – Arborea



La fragolicoltura in Sardegna, pur rappresentando una realtà economica abbastanza limitata in valore assoluto, ha avuto un’importanza notevole, dal punto di vista socio - economico, per l’areale di Arborea. Negli ultimi anni la coltura si è gradualmente estesa, interessando principalmente il territorio del Comune di Terralba ma anche altre piccole realtà produttive diffuse in diverse zone vocate dell’isola (Alghero, Ittiri, Capoterra, Oristanese, Olbia, Orosei, Valledoria, ecc.). Il settore, dopo aver attraversato un periodo favorevole negli anni 90 e nei primi anni del nuovo secolo, è andato incontro a un periodo di razionalizzazione che ha comportato una progressiva contrazione delle superfici. Negli ultimi 5 anni si assiste a un assestamento degli investimenti fragolicoli su una superficie regionale stimata che oscilla tra i 25 e i 30 ettari, suddivisa tra aziende specializzate operanti ancora negli areali tradizionali e piccole realtà produttive che destinano le superfici alla commercializzazione locale o all’autorivendita aziendale.
L’ERSAT prima e L’agenzia Laore attualmente hanno sempre operato nel comparto, garantendo supporto alle aziende, in collaborazione con i principali soggetti aggregati. In particolare, oltre a fornire l’assistenza e la consulenza tecnica ai produttori, l’assistenza pubblica svolge da sempre un ruolo importante nell’indispensabile processo di innovazione e di ricambio varietale.
Proprio per questo, già dal 2004, viene programmata e realizzata un’attività, a carattere dimostrativo, che prevede la collaborazione con l’attuale CRA – FRF – Unità di Ricerca per la Frutticoltura di Forlì (che prosegue dal 1996), nell’ambito del Progetto Mi.P.A.A.F. "Liste di Orientamento Varietale” – FRAGOLA, attivo in tutte le principali aree fragolicole nazionali. Nell’ambito di tale progetto, si realizza annualmente una prova di confronto varietale nell’areale di Arborea, i cui risultati consentono l’elaborazione di una lista di orientamento per la Regione Sardegna, che viene pubblicata sulle riviste specializzate a diffusione nazionale.
L’attività consente di mettere a disposizione degli operatori del settore, una costante informazione e consulenza rispetto alla rapida evoluzione varietale che caratterizza e differenzia le maggiori zone di produzione nazionale e permette ai tecnici che vi operano una costante crescita professionale, grazie al continuo scambio d’esperienze con specialisti operanti nelle principali aree fragolicole.
A cura di:
Laore Sardegna – Via Caprera n. 8 – 09123 – Cagliari
Dipartimento Per le Produzioni Vegetali
Servizio colture Arboree e Ortofrutticole
Sportello Unico Territoriale per il Campidano di Oristano – Arborea
Autori
Dott. Gian Franco Siddu - Area di supporto al Comparto Ortofrutticolo
Dott. Giovanni Corona - Sportello Unico Territoriale per il Campidano di Oristano – Arborea



La fragolicoltura in Sardegna, pur rappresentando una realtà economica abbastanza limitata in valore assoluto, ha avuto un’importanza notevole, dal punto di vista socio - economico, per l’areale di Arborea. Negli ultimi anni la coltura si è gradualmente estesa, interessando principalmente il territorio del Comune di Terralba ma anche altre piccole realtà produttive diffuse in diverse zone vocate dell’isola (Alghero, Ittiri, Capoterra, Oristanese, Olbia, Orosei, Valledoria, ecc.). Il settore, dopo aver attraversato un periodo favorevole negli anni 90 e nei primi anni del nuovo secolo, è andato incontro a un periodo di razionalizzazione che ha comportato una progressiva contrazione delle superfici. Negli ultimi 5 anni si assiste a un assestamento degli investimenti fragolicoli su una superficie regionale stimata che oscilla tra i 25 e i 30 ettari, suddivisa tra aziende specializzate operanti ancora negli areali tradizionali e piccole realtà produttive che destinano le superfici alla commercializzazione locale o all’autorivendita aziendale.
L’ERSAT prima e L’agenzia Laore attualmente hanno sempre operato nel comparto, garantendo supporto alle aziende, in collaborazione con i principali soggetti aggregati. In particolare, oltre a fornire l’assistenza e la consulenza tecnica ai produttori, l’assistenza pubblica svolge da sempre un ruolo importante nell’indispensabile processo di innovazione e di ricambio varietale.
Proprio per questo, già dal 2004, viene programmata e realizzata un’attività, a carattere dimostrativo, che prevede la collaborazione con l’attuale CRA – FRF – Unità di Ricerca per la Frutticoltura di Forlì (che prosegue dal 1996), nell’ambito del Progetto Mi.P.A.A.F. "Liste di Orientamento Varietale” – FRAGOLA, attivo in tutte le principali aree fragolicole nazionali. Nell’ambito di tale progetto, si realizza annualmente una prova di confronto varietale nell’areale di Arborea, i cui risultati consentono l’elaborazione di una lista di orientamento per la Regione Sardegna, che viene pubblicata sulle riviste specializzate a diffusione nazionale.
L’attività consente di mettere a disposizione degli operatori del settore, una costante informazione e consulenza rispetto alla rapida evoluzione varietale che caratterizza e differenzia le maggiori zone di produzione nazionale e permette ai tecnici che vi operano una costante crescita professionale, grazie al continuo scambio d’esperienze con specialisti operanti nelle principali aree fragolicole.
A cura di:
Laore Sardegna – Via Caprera n. 8 – 09123 – Cagliari
Dipartimento Per le Produzioni Vegetali
Servizio colture Arboree e Ortofrutticole
Sportello Unico Territoriale per il Campidano di Oristano – Arborea
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Dott. Gian Franco Siddu - Area di supporto al Comparto Ortofrutticolo
Dott. Giovanni Corona - Sportello Unico Territoriale per il Campidano di Oristano – Arborea



La fragolicoltura in Sardegna, pur rappresentando una realtà economica abbastanza limitata in valore assoluto, ha avuto un’importanza notevole, dal punto di vista socio - economico, per l’areale di Arborea. Negli ultimi anni la coltura si è gradualmente estesa, interessando principalmente il territorio del Comune di Terralba ma anche altre piccole realtà produttive diffuse in diverse zone vocate dell’isola (Alghero, Ittiri, Capoterra, Oristanese, Olbia, Orosei, Valledoria, ecc.). Il settore, dopo aver attraversato un periodo favorevole negli anni 90 e nei primi anni del nuovo secolo, è andato incontro a un periodo di razionalizzazione che ha comportato una progressiva contrazione delle superfici. Negli ultimi 5 anni si assiste a un assestamento degli investimenti fragolicoli su una superficie regionale stimata che oscilla tra i 25 e i 30 ettari, suddivisa tra aziende specializzate operanti ancora negli areali tradizionali e piccole realtà produttive che destinano le superfici alla commercializzazione locale o all’autorivendita aziendale.
L’ERSAT prima e L’agenzia Laore attualmente hanno sempre operato nel comparto, garantendo supporto alle aziende, in collaborazione con i principali soggetti aggregati. In particolare, oltre a fornire l’assistenza e la consulenza tecnica ai produttori, l’assistenza pubblica svolge da sempre un ruolo importante nell’indispensabile processo di innovazione e di ricambio varietale.
Proprio per questo, già dal 2004, viene programmata e realizzata un’attività, a carattere dimostrativo, che prevede la collaborazione con l’attuale CRA – FRF – Unità di Ricerca per la Frutticoltura di Forlì (che prosegue dal 1996), nell’ambito del Progetto Mi.P.A.A.F. "Liste di Orientamento Varietale” – FRAGOLA, attivo in tutte le principali aree fragolicole nazionali. Nell’ambito di tale progetto, si realizza annualmente una prova di confronto varietale nell’areale di Arborea, i cui risultati consentono l’elaborazione di una lista di orientamento per la Regione Sardegna, che viene pubblicata sulle riviste specializzate a diffusione nazionale.
L’attività consente di mettere a disposizione degli operatori del settore, una costante informazione e consulenza rispetto alla rapida evoluzione varietale che caratterizza e differenzia le maggiori zone di produzione nazionale e permette ai tecnici che vi operano una costante crescita professionale, grazie al continuo scambio d’esperienze con specialisti operanti nelle principali aree fragolicole.


Coltivazione della fragola in Sardegna
Coltivazione della fragola in Sardegna

Origine, Evoluzione e Caratteristiche Botaniche

Al genere Fragaria appartengono numerose specie diffuse in quasi tutte i continenti; in Europa sono spontanee poche specie che fanno parte della famiglia delle Rosaceae. La più diffusa è Fragaria vesca, specie diploide nota come fragola o fragolina di bosco, di cui esistono numerosi biotipi con caratteristiche molto diverse e alcune varietà con un certo interesse colturale, fra cui la più nota è Regina delle Valli.
Meno diffuse sono altre specie tra cui Fragaria viridis, di interesse genetico soprattutto per la tolleranza della pianta ai terreni calcarei e per la polpa soda dei piccoli frutti e Fragaria moschata, presente particolarmente in Germania, Francia e Italia del nord.


Origine delle Varietà Coltivate

La fragola attuale deriva dall’ibridazione, avvenuta, casualmente, nel 1766, di due specie ottoploidi e dioiche e, in particolare, di F. virginiana, proveniente dagli Stati Uniti orientali, con F. chiloensis, proveniente dalle coste cilene del Pacifico. La specie ottenuta, fu denominata Fragaria × ananassa, cui appartiene la fragola a frutto grosso oggi coltivata.
La successiva selezione dei semenzali derivanti dai semi della nuova specie e la continua attività di miglioramento genetico hanno portato allo sviluppo delle varietà attualmente coltivate.
Successive ibridazioni sono state utilizzate per introdurre nelle varietà coltivate il carattere rifiorente day neutral (indifferente al fotoperiodo).
Le varietà adatte per gli ambienti meridionali sono in genere unifere, brevidiurne per quanto riguarda la dipendenza dal fotoperiodo e a basso fabbisogno in freddo.
Scarsa diffusione hanno avuto nei nostri ambienti le varietà rifiorenti, utilizzate per le coltivazioni realizzate in situazioni e cicli particolari.

Caratteristiche Botaniche

La fragola è una pianta perenne, erroneamente considerata di tipo erbaceo, costituita da un apparato radicale, da un fusto (rizoma o corona) e da un apparato fogliare. Le radici fungono da organi di assorbimento ma hanno anche una funzione di accumulo di sostanze di riserva, cosi come il rizoma su cui si inserisce l’apparato fogliare.
Le foglie sono inserite su un picciolo di lunghezza variabile, alla cui base si formano delle gemme che a seconda del fotoperiodo e dei valori di temperatura potranno originare infiorescenze, germogli di accestimento o stoloni.
La capacità, generalmente accentuata, delle cultivar coltivate di emettere stoloni e generare diverse piantine figlie è fondamentale per la produzione vivaistica di piante di fragola, che si basa quasi esclusivamente su un sistema di propagazione per via vegetativa.
Le fragole coltivate hanno in genere un fiore perfetto (ermafrodita) che presenta gli organi maschili (stami) posti intorno al ricettacolo in cui si trovano, disposti a spirale, gli organi femminili o pistilli. Ogni pistillo è composto da un ovario contenente un ovulo che fecondato darà origine al frutto denominato achenio.
I fiori sono raccolti in infiorescenze che presentano un asse primario e molti assi di ordine superiore. La lunghezza degli assi primari è un carattere genetico ereditario ed è condizionato dal periodo in cui si sono formati e dalle condizioni climatiche e colturali degli areali in cui le piante sono coltivate.
Il frutto edule della fragola e in realtà un’infruttescenza (falso frutto) che si origina dall’ingrossamento del ricettacolo a seguito della fecondazione dei pistilli; sul ricettacolo sono inseriti gli acheni, comunemente chiamati semi ma che in realtà sono i veri frutti.
Perché il frutto si sviluppi con una forma regolare, è necessario che siano fecondati tutti i pistilli, in caso contrario può originarsi un frutto malformato o deformato che potrà essere scartato o, in ogni caso, deprezzato commercialmente.
Risulta quindi importante evitare tutte le condizioni che possono sfavorire una corretta impollinazione, come sbalzi termici eccessivi, scarso arieggiamento, eccessiva vigoria delle piante, scarsa presenza di insetti pronubi, ecc.




Cenni Storici


La comparsa della fragola coltivata in Sardegna e, in particolare, ad Arborea, risale agli anni 30 dello scorso secolo, quando questa fu introdotta negli orti specializzati gestiti dalla Società di Bonifica.
Successivamente alla riforma agraria (fine anni 50, primi anni 60) la fragola venne proposta e diffusa presso gli assegnatari dei poderi dall’allora Ente di Sviluppo (ETFAS), come coltura specializzata, con buoni risultati produttivi ed economici grazie alla vocazionalità pedoclimatica e infrastrutturale del territorio e alla capacità degli operatori locali.
Le tecniche di coltivazione, pur evolvendosi costantemente (scelta varietale, fertilizzazione, difesa, sistemi di forzatura), hanno sempre garantito il mantenimento di quei parametri qualitativi che hanno permesso alla fragola di Arborea di conquistarsi la fiducia del consumatore sardo, mantenendo un’interessante quota di mercato, nonostante la concorrenza sempre crescente di prodotti a minor costo, provenienti da altre aree produttive italiane ed estere.
Da quasi 30 anni, a questa produzione è legata una manifestazione promozionale e molto tradizionale, denominata appunto “Giornata della Fragola”, che si svolge ad Arborea, solitamente la prima domenica di maggio.
L’iniziativa, anche grazie all’azione organizzativa dell’Ente di Assistenza Tecnica (ERSAT) e, attualmente, dell’Agenzia Laore, coinvolge la maggior parte dei produttori e attira ad ogni edizione migliaia di visitatori, attestando il grosso legame esistente tra la coltivazione della fragola, il territorio e la coltura agricola di Arborea.
Nel corso degli anni quote sempre crescenti di superficie si sono diffuse nel limitrofo comune di Terralba e, ultimamente in altri areali della Sardegna.


Situazione Attuale

Come già affermato in precedenza, la superficie investita a fragola in Sardegna si concentra nel polo produttivo rappresentato dai comprensori di Arborea e Terralba, dove operano le aziende a maggiore tradizione e specializzazione, rappresentando ancora una risorsa economico - produttiva rilevante.
Infatti, sui circa 25 ettari di superficie fragolicola regionale stimati nel 2010 dall’Agenzia Laore, il 70% circa sono presenti in tale areale.
Alcune piccole realtà produttive si sono tuttavia andate consolidando in altri territori in cui la coltura era fino a pochi anni fa totalmente assente. Si tratta, in gran parte, di piccole realtà aziendali che destinano il prodotto alla commercializzazione locale o addirittura all’autorivendita da parte dell’operatore agricolo.
Questi nuovi investimenti hanno in parte colmato, nelle scorse annate, il vuoto lasciato dalla progressiva riduzione di superficie coltivata da parte delle aziende specializzate,
dovuta al continuo incremento dei costi di produzione, ai prezzi alla produzione incapaci di coprire tale aumento dei costi e alla sempre più difficile reperibilità di manodopera affidabile.
Di seguito viene fornito un quadro rispetto alla recente evoluzione delle superfici, del panorama varietale e della tipologia di pianta utilizzata.
In tabella 1 si riporta l’evoluzione delle superfici negli ultimi cinque anni, con una differenziazione tra coltura protetta e coltura semiforzata.
Come si può osservare, si registra una sostanziale stabilità, seppure con un trand che vede il graduale abbandono della coltura semiforzata in tunnellino.
Per quanto riguarda il ricambio varietale, si registra un consolidamento delle varietà Naiad, utilizzata come pianta cima radicata per le produzioni precoci e come pianta “frigo conservata” negli impianti forzati e semiforzati, e Carmela, presente principalmente come pianta fresca a “radice nuda” per gli impianti in coltura protetta. Tudla, che fino al 2006 rappresentava la varietà di riferimento per la fragolicolotura isolana è progressivamente stata affiancata e sostituita, fino a scomparire.
E’ ancora presente una piccola quota della varietà Candonga, introdotta e apprezzata per le eccellenti caratteristiche qualitative, nonché una serie di altre cultivar che complessivamente non raggiungono il 10% della superficie investita.
Attraverso l’attività del progetto MiPAAF “Liste di Orientamento varietale – Fragola”, affiancata dall’effettuazione di piccole prove di introduzione e confronto a livello aziendale,sono testate continuamente nuove cultivar, costituite attraverso l’attività di miglioramento genetico realizzata da soggetti pubblici e privati, con l’intento di favorire, anche per il futuro, la continua evoluzione del panorama varietale, capace di garantire il mantenimento e il progressivo miglioramento dei parametri produttivi e qualitativi.
Va anche evidenziata la notevole evoluzione della tecnica colturale che ha comportato la progressiva diminuzione delle piante “frigoconservate” usate principalmente nella coltura semiforzata, via via sostituite dalle piante “fresche a radice nuda” e, in misura minore, dalle piante fresche in “cima radicata”, utilizzate in coltura protetta per via dell’anticipo produttivo e per il mantenimento di migliori caratteristiche qualitative nel corso della stagione di raccolta.


Coltivazione della Fragola in Sardegna
Coltivazione della Fragola in Sardegna

La Tecnica Colturale

Si fornisce di seguito una descrizione delle principali tecniche utilizzate per la coltivazione della fragola in Sardegna, per quanto riguarda le pratiche agronomiche, la scelta varietale, i principali sistemi di forzatura e la difesa fitosanitaria.

ROTAZIONE CARATTERISTICHE DEL TERRENO SISTEMAZIONE SUPERFICIALE E LAVORAZIONE

La fragola risente notevolmente del ristoppio che determina gravi problemi fitosanitari. Si raccomanda quindi l'attuazione di rotazioni sufficientemente ampie (3 - 4 anni) e un’accurata scelta delle colture che la precedono (evitare di far seguire la fragola a una solanacea). Il terreno ottimale dovrà essere caratterizzato da un buon drenaggio, da valori di pH compresi tra 5,5 e 7, da bassi valori di calcare attivo e di salinità. Le lavorazioni dovranno garantire un regolare drenaggio delle acque in eccesso e un opportuno livellamento poiché la fragola è molto sensibile ai ristagni idrici durante il periodo invernale.
La sistemazione del terreno in prode risulta essere quindi pratica indispensabile. Sulla proda viene steso il telo di pacciamatura, generalmente di polietilene nero, che impedisce la crescita delle infestanti ed evita il contatto tra frutti e terreno.
L'altezza della baulatura può variare dai 15 - 20 cm, fino ai 50 cm in condizioni particolarmente difficili (terreni caratterizzati da scarso drenaggio) o per particolari esigenze aziendali. L’altezza della baulatura e il sesto d’impianto devono essere predisposti, inoltre, per consentire un’agevole effettuazione delle operazioni di raccolta.


GEODISINFESTAZIONE E LOTTA AI NEMATODI

Potendosi ancora prevedere nei nostri ambienti delle ampie rotazioni, in genere queste pratiche non risultano necessarie. Buona pratica risulta essere quella di anticipare l’aratura lasciando per almeno un mese il terreno esposto a una forte insolazione. Risultati incoraggianti sono stati ottenuti con la solarizzazione, abbinata a forti apporti di sostanza organica, anche dove si pratica il ristoppio. Interessante è anche il ricorso al sovescio con essenze ad azione biofumigante eseguito preventivamente all’impianto della coltura o l’utilizzo di prodotti pellettati o liquidi di origine naturale, derivati dalla lavorazione di specie erbacee a elevata capacità biocida.


IRRIGAZIONE

Si utilizzano sistemi di microirrigazione che sfruttano risorse consortili o approvvigionamenti aziendali tramite pozzi o altre fonti di accumulo. A seconda della qualità dell’acqua disponibile vengono utilizzati diversi sistemi di filtraggio: a graniglia, a rete, a dischi.
La distribuzione lungo le file avviene attraverso ali gocciolanti a utilizzo pluriennale o manichette auto compensanti che sono sostituite al termine di ogni ciclo colturale.
Quando si adoperano le manichette auto compensanti in terreni sciolti, è spesso necessario stendere 2 manichette per ogni proda, in modo da assicurare una disponibilità uniforme dell’acqua alle piante presenti sulla fila binata.
Deve essere valutata con attenzione anche la conducibilità dell’acqua utilizzata per l’irrigazione che dovrà avere dei valori preferibilmente inferiori a 1 mS/cm, in quanto la fragola è una specie estremamente sensibile alla salinità.


FERTILIZZAZIONE

Per l'impostazione di un piano di concimazione razionale, sarebbe utilissimo potersi riferire a un’analisi del terreno che determini almeno il pH, la dotazione di macroelementi e la salinità. Vista la generale povertà di sostanza organica dei terreni su cui è normalmente coltivata la fragola, è consigliabile distribuire sulla coltura precedente o alcuni mesi prima del trapianto, del letame maturo (almeno 400 ql per ettaro) o, in mancanza di questo, 12 - 15 ql (localizzati sulla fila) di stallatici commerciali, sempre per ettaro. L'apporto organico acquista maggiore importanza se si utilizzano delle piantine vegetanti (“pianta fresca").


SCELTA VARIETALE

E' condizionata da diversi fattori quali:
produttività; destinazione commerciale (tipologia, precocità, qualità organolettiche, conservabilità, ecc.); adattabilità agronomica e rusticità; resistenza/tolleranza genetica alle principali avversità.

Bisogna comunque distinguere tra varietà unifere (la differenziazione florigena avviene una sola volta) e varietà rifiorenti la cui differenziazione florigena non viene condizionata dal fotoperiodo (neutral day).
I dati rilevati sulle prove portate avanti nell’areale di Arborea - Terralba, confortati dall’evoluzione varietale che si registra nella realtà produttiva regionale, mostrano come attualmente siano disponibili sul mercato un numero assai limitato di cultivar affidabili, adatte alle diverse condizioni pedologiche, climatiche e colturali che si registrano nelle diverse aree di produzione regionale.

Tudla Milsei

Varietà unifera di origine spagnola di media vigoria, di grande rusticità e precocità; il frutto presenta qualche problema di impollinazione nelle fioriture precoci, con conseguenti percentuali di scarto elevate per frutti deformati, inoltre mostra problemi di tenuta alle alte temperature e di colorazione della parte apicale. La produzione unitaria risulta invece molto valida, cosi come l'uniformità produttiva (pezzatura abbastanza costante) durante la stagione di raccolta e la forma allungata del frutto. Adatta alla coltura sotto serra - tunnel e tunnel singolo ma anche al tunnellino e soprattutto agli impianti di materiale "fresco". Risulta suscettibile all’Oidio e agli attacchi della Frankliniella occidentalis. Negli ultimi anni è stata via via sostituita da varietà che garantiscono parametri qualitativi superiori e più costanti, fino a scomparire quasi del tutto.

Naiad

Varietà unifera selezionata in Italia, interessante per la produttività e per la qualità del frutto (durezza, resistenza alla maturazione, grado zuccherino, lucentezza) anche se nella fase avanzata della stagione di raccolta tende ad assumere tonalità troppo scure; dimostra qualche limite dal punto di vista della pezzatura del frutto in fase di raccolta avanzata e, a seconda dell’andamento stagionale, della precocità. La pianta frigoconservata si adatta molto bene alla coltura sotto tunnellino, mentre in coltura protetta si comporta egregiamente la pianta in cima radicata, capace di garantire precocità, con livelli produttivi e qualitativi soddisfacenti. Dal punto di vista fitosanitario risulta essere sensibile all’Oidio.

Candonga Sabrosa

Varietà unifera spagnola, diffusa in diversi areali fragolicoli meridionali, dove si è affermata per le validissime caratteristiche qualitative. Nelle condizioni locali ha confermato l’elevatissimo livello qualitativo, evidenziando una buona rusticità generale anche se mediamente la produzione e la precocità non sembrano soddisfare completamente i produttori locali.
La tipologia di pianta più diffusa è quella fresca a radice nuda che per garantire buoni livelli produttivi deve essere però gestita con grande attenzione nel periodo autunno – invernale, garantendo costantemente apporti nutrizionali elevati. Sono le caratteristiche qualitative (aspetto generale del frutto, forma conico - allungata molto regolare, durezza, brillantezza, resistenza alla sovramaturazione, equilibrio gustativo) che rendono interessante tale varietà. Oltre al dato sulla precocità e sul livello produttivo in
valore assoluto, qualche perplessità hanno destato nel corso degli ultimi anni le caratteristiche relative al peso medio e, dal punto di vista fitosanitario, una certa sensibilità all’Oidio.

Carmela

Varietà unifera selezionata in Spagna, introdotta da alcune stagioni nell’areale di Arborea - Terralba.
Ha fornito delle buone impressioni, in particolare per quello che riguarda il dato sulla capacità produttiva e sulla precocità, sicuramente superiori a Candonga.
Mostra inoltre una certa regolarità nella pezzatura dei frutti e una bassa percentuale di scarto nelle prime raccolte nonché un grado BRIX sicuramente superiore a Tudla. Sono infine abbastanza soddisfacenti le caratteristiche di tenuta alla sovramaturazione e di colore.
Queste valutazioni hanno determinato che si sia imposta nel territorio come vera alternativa a Tudla, essendo in grado di fornire un compromesso tra capacità produttiva (superiore a Candonga) e soddisfacenti parametri qualitativi.

Alcune altre varietà sono in fase di valutazione nell’abito dell’attività del Progetto MiPAAF “Liste di Orientamento Varietale”, o con piccole introduzioni a livello aziendale, tra cui citiamo Kilo e Pircinque, selezionate dal Progetto MiPAAF “Miglioramento Genetico”, Sabrina di costituzione spagnola , Siba, Kamila, Nabila e Ranja, selezionate dalla ricerca privata italiana, ecc.


Coltivazione di fragole sotto tunnel
Coltivazione di fragole sotto tunnel

FORME E STRUTTURE DI FORZATURA

L’evoluzione continua della tecnica colturale ha fatto si che si aggiornassero continuamente i sistemi di forzatura che, a partire dalle prime produzioni realizzate in pieno campo, si sono evoluti nel tradizionale tunnellino (ancora oggi utilizzato), fino alle moderne strutture modulari a multitunnel.

Tunnellino
Si tratta di strutture di semi forzatura, realizzate con archetti di tondino di ferro che sorreggono il film di copertura; il telo è ancorato agli archetti tramite spaghi che consentono di poter regolare la chiusura e l’apertura del tunnel lino.

Tunnel
Si tratta di strutture amovibili e praticabili, con larghezza di 4 - 5 m, 2 - 2,5 m di altezza al colmo e 40 metri di lunghezza, ancorate tramite interramento del telo di copertura e arieggiate con progressiva foratura del telo stesso. Gli archi in ferro zincato che sostengono la struttura sono agganciati a una piastra interrata nel terreno e disposti a una distanza di 2 m l’uno dall’altro.

Serra tunnel o Multitunnel
Sono strutture di forzatura più recenti e razionali, formate da unità modulari fisse, con superficie variabile da 1.500 a 3.000 mq circa ciascuna, di facile arieggiamento dalle testate e dai laterali, che permettono l’agevole effettuazione delle operazioni colturali all’interno; in fase di grossa diffusione.


EPOCA DI COPERTURA DELLE STRUTTURE DI FORZATURA

Il trapianto si esegue in pieno campo, con l’eccezione degli impianti sotto serra – tunnel coperti con telo a durata poliennale. La copertura della coltivazione si attua, in genere, dopo il superamento della crisi di trapianto o al termine della prima fase di accrescimento vegetativo. L’epoca in cui viene effettuata questa operazione si differenzia notevolmente in base al tipo di pianta, alla struttura di forzatura e all’andamento stagionale.

MATERIALI DI COPERTURA

Per la copertura di serre e tunnel sarebbe opportuno utilizzare dei teli “termici” contenenti EVA (0,15 - 0,20 mm di spessore), che garantiscano un miglior “effetto serra”. Per il tunnellino si utilizza invece del semplice Polietilene (0,10 mm). I teli possono essere additivati per la durata, per l’effetto antigoccia e per il grado di diffusione della luce.

PULIZIA (TOELETTATURA) INVERNALE DEL FRAGOLETO

Pratica indispensabile per i soli impianti con piante frigoconservate; si esegue quando la coltura è in pieno riposo vegetativo. Si tratta di asportare gran parte delle foglie e, in particolare, quelle deperite e secche, consentendo così il più veloce rinnovo della vegetazione al termine della stasi invernale. Viene in genere eseguita a mano o con tagliaerba opportunamente modificati, che consentono l’eliminazione dell’apparato fogliare più vecchio senza compromettere il germoglio centrale delle piante. Risulta indispensabile allontanare dal fragoleto e distruggere il materiale vegetale asportato, cosa che consente di ridurre la carica di patogeni e di fitofagi, come il ragno rosso, presente sulla coltura e di gestire al meglio la strategia di difesa fitosanitaria. Subito dopo questa operazione vengono eseguiti i trattamenti invernali contro il ragno rosso e gli interventi rameici preventivi contro alcune crittogame (vaiolatura, ecc).
Sulle piante fresche a “radice nuda” non si esegue la rasatura invernale perché questo tipo di pianta non presenta l’arresto vegetativo invernale.
Gli impianti con “cime radicate” (più vigorose delle piante a radice nuda), pur non necessitando di una vera e propria rasatura invernale, si avvantaggiano di periodiche operazioni di sfogliatura, con eliminazione delle foglie basali più vecchie e conseguente arieggiamento della pianta.

ARIEGGIAMENTO

E' necessario riporre la massima cura rispetto a questa pratica, che evita eccessivi stress alla pianta, favorisce, nel periodo della fioritura, una buona allegagione, limità la percentuale di frutti malformati e crea un ambiente sfavorevole allo sviluppo di malattie fungine, quali botrite e oidio.
I Multitunnell possono essere arieggiati con molta facilità grazie all’ampio volume interno e alla possibilità di abbassare sollevare le pareti di testata e laterali. Per quanto riguarda i tunnel tradizionali, buona norma risulta quella di ridurne la lunghezza e provvedere a una progressiva foratura.
Nei casi di innalzamento precoce della temperatura e della formazione di eccessiva condensa, l’operazione di foratura dovrà essere anticipata all’inizio di marzo. Per quanto riguarda il tunnellino, dall'inizio della fase di fioritura bisogna intervenire con le operazioni di apertura diurna (in giornate soleggiate e poco ventose) e chiusura notturna, almeno fino a che la situazione climatica non si sia stabilizzata.

IMBIANCATURA DELLE SERRE E DEI TUNNEL

Si tratta di imbiancare progressivamente il telo di copertura dei tunnel e delle serre tunnel per ridurre le temperature interne e limitare gli sbalzi di umidità relativa. Può essere utilizzata della semplice calce o, in alternativa, delle pitture lavabili o altri prodotti specifici presenti sul mercato.
Tale pratica esplica i suoi effetti positivi se si garantisce contemporaneamente una buona gestione dell’arieggiamento.
E' consigliabile iniziare precocemente questa operazione, quando l'insolazione e quindi le temperature interne diventino eccessive (già dal mese di Marzo), con contemporaneo abbassamento dell'umidità relativa.

RACCOLTA

L’epoca di inizio raccolta dipenderà dal tipo di pianta utilizzato, dalla struttura di forzatura, dalla varietà e dall’andamento stagionale. Le operazioni sono compiute in modo esclusivamente manuale, al massimo con l’agevolazione di appositi carrellini per il trasporto delle cassette lungo le file. La manodopera specializzata utilizzata per la raccolta e le altre operazioni colturali è assicurata in genere da familiari e/o da salariati di provenienza locale.

PRODUZIONE

La pianta “frigoconservata” garantisce generalmente produzioni più abbondanti (anche 800 - 1000 g/pianta) ma più tardive e concentrate in un periodo di raccolta limitato; la qualità (pezzatura, durezza, tenuta alla sovramaturazione), inoltre, tende a diminuire col procedere della stagione di raccolta. L’introduzione di varietà qualitativamente più valide, meno soggette ai difetti di impollinazione e dotate di una migliore shelf life stanno riportando l’attenzione sugli impianti con piante frigoconservate, che sembrano in grado di fornire una risposta produttiva più adatta all’andamento molto tradizionale del mercato regionale cui si rivolge la quasi totalità della produzione. Le piante “fresche”, a fronte di una produzione che spesso risulta quantitativamente più modesta, garantiscono ritmi di crescita più lenti, una fioritura anticipata, un maggior equilibrio tra accrescimento vegetativo e attività riproduttiva, produzioni anticipate (riduzione del periodo di anticipazione) e scaglionate in un arco di tempo più lungo, frutti di qualità superiore e più costante durante tutto il periodo di raccolta. Il mercato regionale concentrato nei mesi di aprile e maggio non sembra remunerare in maniera soddisfacente le produzioni anticipate, quando queste superano la domanda interna, che appare veramente limitata.


Coltivazione Fragole in Sardegna
Fragole di Sardegna coltivazione
 

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