Antonio Gramsci :: Filosofo tra i maggiori del Novecento e dirigente del Partito Comunista Italiano - Le Vie della Sardegna :: Partendo da Sassari Turismo, Notizie Storiche e Attuali sulla Sardegna, Sagre Paesane e Manifestazioni Religiose, Cultura e Cucina Tipica Sarda, Monumenti da visitare, Spiagge e Montagne dell'Isola. Turismo in Sardegna, itinerari enogastrononici e culturali, suggerimenti su B&B, Agriturismi, Hotel, Residence, Produttori Prodotti Tipici, presenti nel territorio. Informazioni e itinerari su dove andare, cosa vedere, dove mangiare, dove dormire sul Portale Sardo delle Vacanze e dell'Informazione. Sardegna Turismo dove andare e come arrivare, tutte le notizie che vuoi conoscere sull'Isola più bella del Mediterraneo. Scopri sul Portale Le Vie della sardegna le più belle località turistiche dell'Isola e la loro storia, i personaggi illustri e di cultura nati in terra Sarda.

Vai ai contenuti

Menu principale:

Antonio Gramsci :: Filosofo tra i maggiori del Novecento e dirigente del Partito Comunista Italiano

Cultura Sarda > Personalità Sarde
Antonio Gramsci

Antonio Gramsci nasce ad Ales (Ca) il 22 gennaio 1891. Dopo la licenza elementare (1902) e studi privati a Ghilarza, nel 1905 si iscrive al liceo ginnasio di Santulussurgiu. Conseguita la licenza ginnasiale si trasferisce (1908) a Cagliari presso il fratello Gennaro, segretario della locale sezione socialista, per frequentare il liceo Dettori. Risalgono a questi anni il suo impegno per l'affermazione della libertà di pensiero e la partecipazione alle discussioni culturali e politiche. Terminati gli studi liceali nel 1911, grazie a una borsa di studio si iscrive alla Facoltà di lettere e filosofia dell'Università di Torino. Dal 1915, già collaboratore del "Grido del popolo", entra nella redazione torinese de "l'Avanti", organo del Partito socialista italiano, richiamando l'attenzione generale per lo spessore culturale dei suoi interventi. Nel 1919, insieme a Angelo Tasca, Umberto Terracini e Palmiro Togliatti, fonda il settimanale "L'ordine nuovo", attraverso le cui pagine sostiene l'importanza dei consigli di fabbrica orientando così la sua ideologia in una prospettiva rivoluzionaria, a sinistra del movimento socialista. Convinto di queste idee, insieme alla minoranza comunista del Psi, dà vita, il 21 gennaio 1921, al Partito comunista italiano (Pcd'I). Come membro del comitato centrale del partito si reca nel 1922 a Mosca per partecipare all'Internazionale comunista; la diretta conoscenza del leninismo e degli sviluppi della dittatura del proletariato, gli consente di misurare diversamente i problemi del comunismo italiano.

Eletto segretario generale nel 1924, in seguito allo scioglimento dei partiti di opposizione nel 1926, viene arrestato e due anni dopo condannato a vent'anni di reclusione. Nel 1929, ottenuto il permesso di scrivere in cella, inizia la stesura dei "Quaderni dal carcere". Colpito nel 1931 da una grave malattia, le sue condizioni di salute peggiorano costantemente nonostante l’ottenimento, nel 1934, della libertà condizionale. Riacquisita la libertà agli inizi del 1937, muore il 27 aprile. Nel suo pensiero, volto alla comprensione della situazione italiana dell'epoca e alla certezza della possibilità di trasformarla in senso socialista, l'ideologia, la filosofia e la prassi politica trovano una profonda unità. Il valore assegnato al concetto di cultura, vista non più come fatto aristocratico ma come mezzo per acquistare consapevolezza della realtà, lo porta a elaborare la nozione di "organizzazione della cultura" che esprime la necessità di indagare i rapporti profondi fra organizzazione economico-sociale e visione del mondo, fra lotta di classe e scoperta scientifica e artistica.

L'impegno politico
Le circostanze legate al conflitto del 1915-18, e al tumultuoso dopoguerra, ebbero una notevole ricaduta in Sardegna. Grazie al reclutamento su base territoriale, un centinaio di migliaia di richiamati isolani ebbero la possibilità di sperimentare comunitariamente una vicenda atroce, straniante, ma formativa. Al ritorno, proprio gli ex combattenti si organizzarono prima in movimento, e poi in formazione politica, dando origine al Partito Sardo d'Azione. L'intervento del fascismo (che nasceva anche esso dall'attivismo degli ex combattenti) bloccò sul nascere questa interessante esperienza di regionalismo autonomista. Alcuni furono costretti al silenzio come Cammillo Bellieni, altri inglobati nel cosiddetto sardo-fascismo come Paolo Pili, altri ancora, come Lussu, sottoposti al confino, preferirono fuggire all'estero. In questo clima, si consuma il dramma personale dell'"emigrato" Antonio Gramsci (da giovane anche lui sardista) che viene imprigionato e lasciato quasi morire in carcere. Il regime tiene l'isola in pugno. Quando, verso la metà degli anni trenta, Lussu da Parigi chiamerà a raccolta i sardi per combattere in Spagna, solo Dino Giacobbe e pochissimi altri rispondono. La cultura rallenta, ma non si arrende. C'è un rinnovato interesse per la storia con Raimondo Carta Raspi e lo stesso teorico sardista Bellieni. Di letteratura in chiave storica si occupa Egidio Pilia, mentre intorno alla rivista "Il Nuraghe" si mettono in evidenza gli scrittori Pietro Casu, Giovanni Antonio Mura, Lino Masala Lobina, Filiberto Farci, Filippo Addis.

Filosofo
Tra i maggiori filosofi del Novecento e dirigente del Partito Comunista Italiano, nasce ad Ales nel 1891. Dopo l'istruzione primaria a Ghilarza e il ginnasio a Santulussurgiu, frequenta il liceo a Cagliari. Si trasferisce a Torino iscrivendosi nel 1911 alla facoltà di Lettere. Nel 1917 dà vita, con Angelo Tasca, Umberto Terracini e Palmiro Togliatti, al settimanale "L'Ordine nuovo". Nel 1921 entra nel comitato centrale del Partito Comunista d'Italia e nel 1922 viene delegato a Mosca nell'esecutivo dell'Internazionale. Nel 1924 diviene segretario generale del partito. Nel 1925 è ancora a Mosca per i lavori dell'Internazionale. Nel 1926 viene arrestato e condotto prima ad Ustica, e poi al San Vittore di Milano. È processato dal tribunale speciale e condannato a vent'anni di carcere. Nel 1931 si ammala gravemente. Nel 1937, ormai morente, riacquista la libertà. Si spegne il 27 aprile. Carlo Rosselli, esule a Parigi, gli dedica l'intera prima pagina di "Giustizia e Libertà", affermando che la sua morte costituiva "il più grave delitto del fascismo" dopo l'assassinio di Matteotti. Le sue ceneri furono sepolte a Roma.

Le "Lettere" che Gramsci scrisse dal carcere ai familiari sono considerate uno dei migliori epistolari della letteratura italiana. Le sue annotazioni critiche e storiografiche, raccolte nei "Quaderni dal carcere", eserciteranno una grande influenza sulla cultura e sulla letteratura sarda e italiana, e verranno peraltro utilizzate, da un fronte e dall'altro, nelle accese discussioni sulla lingua sarda.


Ales, Piazza Gramsci.
Ales, Piazza Gramsci (1977).
Ales, Piazza Gramsci

Come arrivare La piazza prospetta sulla strada che esce dal paese in direzione di Morgongiori. La piazza è nell'abitato di Ales, centro diocesano.
Descrizione Il primo maggio 1977 si inaugurò ad Ales lo spazio pubblico dedicato ad Antonio Gramsci dal suo paese natale, mediante la trasformazione della piazza del mercato. Lo scultore Giò Pomodoro, invitato dagli Amici della Casa Gramsci di Milano, scelse di realizzare uno spazio comunitario e agibile e non un monumento celebrativo, allestendo un piano d'uso triangolare con alcuni elementi simbolici, quali la fontana e il focolare. Al lavoro partecipò la popolazione locale coinvolta anche nelle scelte del pietrame (calcare di Masullas) e nell'inserimento di pietra di Trani per la lastra incisa e le panchine, in una sorta di connubio tra genti diverse. Il nucleo centrale è nel focolare quadrangolare ribassato rispetto al livello della piazza, coperto di ciottoli di basalto rosso e nero, recuperato con il ripristino di una cava di Mogoro. L'intervento di Pomodoro suscitò non poche polemiche anche perché vissuto ancora una volta come il solito esempio di "colonizzazione" culturale, tanto più che nel 1968 l'amministrazione comunale di Ales aveva già commissionato a Costantino Nivola un monumento. Nonostante ciò, il piano d'uso "Antonio Gramsci" è divenuto nel tempo un luogo perfettamente integrato nel paesaggio.
Storia degli studi Una rassegna degli studi si trova nella bibliografia relativa alla scheda nel volume della "Storia dell'arte in Sardegna" sull'architettura otto-novecentesca (2001).

F. Masala, Architettura dall’Unità d’Italia alla fine del ‘900, collana “Storia dell’arte in Sardegna”,
Nuoro, Ilisso, 2001 sch. 162:

Giò Pomodoro,
Piano d’uso collettivo Antonio Gramsci, 1977 Ales

Il primo maggio 1977 si inaugurò lo spazio pubblico dedicato ad Antonio Gramsci nel suo paese natale, mediante la trasformazione della piazza del mercato. Lo scultore Giò Pomodoro, invitato dagli Amici della Casa Gramsci di Milano, scelse di realizzare uno spazio comunitario e agibile e non un monumento celebrativo, allestendo un piano d’uso triangolare con alcuni elementi simbolici, quali la fontana e il focolare. Al lavoro partecipò la popolazione locale coinvolta anche nelle scelte del pietrame (calcare di Masullas), e nell’inserimento di pietra di Trani per la lastra incisa e le panchine, in una sorta di connubio tra genti diverse.
Il nucleo centrale è nel focolare quadrangolare ribassato rispetto al livello della piazza, coperto di ciottoli di basalto rosso e nero, recuperato con il ripristino di una cava di Mogoro. L’intervento di Pomodoro suscitò non poche polemiche anche perché vissuto ancora una volta come il solito esempio di “colonizzazione” culturale, tanto più che nel 1968 l’amministrazione comunale di Ales aveva già commissionato a Costantino Nivola un monumento. Il piano d’uso di Pomodoro è divenuto nel tempo un luogo perfettamente integrato nel paesaggio urbano.  



Gramsci Antonio

Intellettuale e politico (Ales 1891-Roma 1937). L’infanzia di Gramsci e` segnata da due eventi drammatici: quando ha pochi anni simanifesta la malattia che gli provoca una malformita` che sara` motivo di sofferenze fisiche per tutta la vita; quando ha dieci anni suo padre, direttore di esattoria, e` condannato al carcere per peculato e concussione. Nel 1911, diplomatosi al Liceo ‘‘Dettori’’ di Cagliari, vince una borsa di studio del collegio ‘‘Carlo Alberto’’ e si trasferisce a Torino, dove si iscrive alla Facolta` di Lettere: ma non riuscira` a terminare gli studi per i suoi crescenti impegnipoliticieper le gravi condizioni economiche della famiglia. Nel 1913 si iscrive alla sezione torinese del Partito Socialista; nel 1915 entra nella redazione torinese dell’‘‘Avanti!’’. Si interessa anche dei problemi della Sardegna: nel 1913 e` su posizioni A partire dal 1917 vive l’esperienza dei moti operai di Torino, assumendo un atteggiamento favorevole alla rivoluzione bolscevica; nel 1919 fonda con Angelo Tasca, Umberto Terracini e Palmiro Togliatti l’‘‘Ordine Nuovo’’, una rivista settimanale nella quale sostiene che e` possibile costruire uno stato socialista operaio anche in Italia e si batte per attribuire un potere crescente alle commissioni interne nelle fabbriche. Nel 1920 partecipa all’occupazione delle fabbriche torinesi. Nel 1921, dopo la scissione di Livorno, concorre a fondare il Partito Comunista d’Italia; tra il 1922 e il 1923 soggiorna in Russia e a Vienna impegnato nell’attivita` dell’Internazionale comunista. Tornato in Italia nel 1924 viene eletto segretario generale del nuovo partito e deputato per la XXVI legislatura nella circoscrizione del Veneto. Nel settembre 1922 ha conosciuto a Mosca Giulia Schucht: ne avra` due figli, Delio (1924- 1981) e Giuliano (nato nel 1926). Dalle colonne de ‘‘l’Unita`’’ (uscito il 12 febbraio 1924) avvia un duro confronto col fascismo ma l’8 novembre 1926 e` arrestato all’uscita da Montecitorio e inviato al confino di Ustica. Nel 1928 viene condannato a 20 anni, 4 mesi e 5 giorni di reclusione dal tribunale speciale e trasferito nel carcere di Turi. Qui, a partire dal 1929, lavora alla redazione dei Quaderni del carcere, un’imponente quantita` di note che pur nella loro frammentarieta` rispondono a un suo preciso disegno, volto all’analisi storico-critica delle principali manifestazioni della cultura italiana: pubblicati a partire dal 1947 sotto la prudente supervisione di Palmiro Togliatti e poi in edizioni sempre piu` complete, i Quaderni si rivelano un autentico monumento del pensiero politico italiano ed europeo del Novecento. Dalla sua cella scrivera` anche le Lettere dal carcere, che nella edizione del 1996 curata da Antonio Santucci sono 478. (La ‘‘Biblioteca della Nuova Sardegna’’ ne ha pubblicato, nel 2003, 120, dirette ai familiari, col titolo Lettere a casa). Altri suoi scritti, a partire da quelli giovanili e dagli articoli del periodo torinese, sono stati pubblicati nell’ultimo cinquantennio in diverse edizioni. La vita dura del carcere aggrava la sua malattia. Nel 1933 viene trasferito, in stato di detenzione, in una clinica di Formia e nel 1935 nella clinica Quisisana di Roma. Qui muore il 27 aprile 1937, pochi giorni dopo aver riacquistato (formalmente) la liberta`. Le sue ceneri, inumate nel cimitero del Verano di Roma, dopo la Liberazione vennero trasferite al Cimitero degli inglesi della stessa citta`. La Bibliografia gramsciana 1922- 2001 contiene 14 500 titoli di opere su di lui. Il grande storico inglese Eric J. Hobsbawn calcola che Gramsci sia l’autore piu` citato fra quelli degli ultimi quattro secoli.






 

Web Master: Adriano Agri - Sassari Servizi Internet
Copyright: © Le Vie della Sardegna Tutti i diritti Riservati

leviedellasardegna.eu
Copyright 2016. All rights reserved.
Torna ai contenuti | Torna al menu