Pattada :: situato sul versante meridionale della Catena del Limbara, immerso nell'incantevole paesaggio del monte Acuto. Paese di antiche tradizioni, è famoso in tutto il mondo per i suoi "resolzas", i meravigliosi coltelli a serramanico di manifattura artigianale, con lama di ottima fattura e manico di corna di muflone finemente decorato. - Le Vie della Sardegna :: Partendo da Sassari Turismo, Notizie Storiche e Attuali sulla Sardegna, Sagre Paesane e Manifestazioni Religiose, Cultura e Cucina Tipica Sarda, Monumenti da visitare, Spiagge e Montagne dell'Isola. Turismo in Sardegna, itinerari enogastrononici e culturali, suggerimenti su B&B, Agriturismi, Hotel, Residence, Produttori Prodotti Tipici, presenti nel territorio. Informazioni e itinerari su dove andare, cosa vedere, dove mangiare, dove dormire sul Portale Sardo delle Vacanze e dell'Informazione. Sardegna Turismo dove andare e come arrivare, tutte le notizie che vuoi conoscere sull'Isola più bella del Mediterraneo. Scopri sul Portale Le Vie della sardegna le più belle località turistiche dell'Isola e la loro storia, i personaggi illustri e di cultura nati in terra Sarda.

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Pattada :: situato sul versante meridionale della Catena del Limbara, immerso nell'incantevole paesaggio del monte Acuto. Paese di antiche tradizioni, è famoso in tutto il mondo per i suoi "resolzas", i meravigliosi coltelli a serramanico di manifattura artigianale, con lama di ottima fattura e manico di corna di muflone finemente decorato.

Località > Sassari
Pattada, Monte Lerno innevato, provincia di Sassari

Pattada

Pattada è situato sul versante meridionale della Catena del Limbara, immerso nell'incantevole paesaggio del monte Acuto. Paese di antiche tradizioni, è famoso in tutto il mondo per i suoi "resolzas", i meravigliosi coltelli a serramanico di manifattura artigianale, con lama di ottima fattura e manico di corna di muflone finemente decorato.


Abitanti: 3.505
Superficie: kmq 164,64
Provincia: Sassari
Municipio: via Roma, 10 - tel. 079 755114
Cap: 07016
Guardia medica: via Mannu - tel. 079 755617
Polizia municipale: via Roma, 10 - tel. 079 755987
Biblioteca: piazza Vittorio Veneto, 11 - tel. 079 754124
Ufficio postale: via Duca D'Aosta, 19 - tel. 079 754051

Stemma di Pattada, Provincia di Sassari
Panorama paese di Pattada. Informazioni turistiche , Agriturismi , B&B, Coltelli Sardi, Trovali sul Portale Le Vie della Sardegna.

Informazioni Turistiche e Curiosità su Pattada

Paese di montagna (quasi 900 m slm), il più elevato della provincia di Sassari, Pattada possiede un grazioso centro storico con vicoli lastricati o in acciottolato che regalano affascinanti angolature. Caratteristiche sono le abitazioni in granito con elementi architettonici a vista, su cui spesso sono riportate antiche iscrizioni, e vecchi infissi lignei ancora oggi ben conservati. Oltre agli edifici in pietra si segnalano piccoli palazzi di stile neoclassico con signorili facciate e preziosi elementi ornamentali e alcune particolari costruzioni in stile Liberty. Alla sommità del paese è una fitta pineta, che si va ad aggiungere alle campagne boscose che lo circondano. L'origine del toponimo è ancora incerta e studiata, ma secondo alcune ipotesi farebbe riferimento alla posizione del paese su un panoramico altipiano. La presenza di popolazioni in questa zona risale all'epoca nuragica. Numerose sono infatti le aree vicino al paese, come il nuraghe Lerno, in cui sono state rinvenute testimonianze di questa civiltà. Al centro di un territorio ricchissimo di nuraghi e di testimonianze dell'antichità, Pattada è famosa per l'artigianato dei coltelli, nato qui grazie alla presenza di un ricco giacimento di minerale ferroso sfruttato fin dall'antichità. Molti gli artigiani che nel paese lavorano acciaio e corno per produrre lame e impugnature. Non lontano dal paese sono i ruderi del castello medievale di Olomene, presso il quale venne alla luce un ripostiglio monetale risalente alla stessa epoca. Pattada ha un'economia prevalentemente agro-alimentare. Sono numerosi i caseifici che raccolgono e lavorano il latte per ottenere ottimi formaggi: il pecorino sardo, il fiore sardo, il pecorino romano, le peritas, varie creme e la ricotta fresca o stagionata vengono esportati in tutto il mondo. Altri prodotti agroalimentari tipici di Pattada sono: il pane, i ravioli (di formaggio e di ricotta), gli gnocchetti, su succu maduru e su succu minudu, le seadas, le origliettas, il miele, il torrone, e dolci vari come amaretti, tiriccas, pabassinos e biscottos.
Il territorio Pattada, unico paese di montagna della provincia di Sassari, si estende tra gli 829 e i 900 m. s.l.m. Si adagia su un ampio gradone alla base delle due punte del monte che lo chiude a nord ed est, chiamate dalle chiese che sono lì, del Carmelo e di San Gavino: quest’ultima è sede del sacrario dei caduti, che i pattadesi onorarono commissionando a Gabriele D’Annunzio i versi che ancora oggi vi si leggono: "Stirpe più che ferrea / silenziosa sublimità sarda". Il territorio, compreso in un perimetro quadrangolare, occupa il centro del Monte Acuto. Confina a nord con Oschiri, ad est con Buddusò, ad ovest con Ozieri, a sud con Nughedu, Bultei, Benetutti, Nule e Osidda. È costituito ad est dai Monti di Alà dei Sardi con la sua massima vetta il Monte Lerno (da alcuni chiamato “Lerrono”) alto 1094 m, la cui cima è Su Campanile, contornata da altre vette, di cui Nidu ’e Colvu di 1013 m. A sud-ovest è interessato dalla catena del Goceano, dove ben otto vette superano i 900 m di altitudine: Sedda Ottìnnera (911), Monimentos (917), Monte Ulturzu (922), Sa Ucca ’e su Truncu (943), Monte Filu ’e Telarzu (953), Su Corriadore (953), Su Filu ’e Noscoli (980) e Monte sa Muzere (987). Tutto il complesso roccioso appartiene all’Era paleozoica. In particolare la parte est, litologicamente omogenea, è costituita da rocce appartenenti al grande plutone granitico sardo, ed è riferibile all’orogenesi ercinica, databile intorno a 300 milioni di anni fa. In particolare, il rilievo su cui sorge Pattada è attraversato da un filone di ferro ossidulato, visibile qualche decennio fa ad est del paese, con andamento nord-nord-est: lo si apprezza ancora in località Sa ’e Segnor Pedru e fu coltivato sicuramente nel Seicento, come attesta il Fara. Nella porzione di territorio a sud-est si incontrano rocce di un complesso metamorfico ercinico, databili tra il Carbonifero inferiore e superiore(500-300 milioni di anni fa). I suoi calcari alimentavano in passato la produzione di ottima calce in località Biduvè e Sa Niera, quest’ultimo così chiamato perché vi si conservava il ghiaccio. Presenti in Su Monte ’e Subra (nome che a Pattada identifica la porzione della catena del Goceano) depositi argillosi, noti come nalvinu, con cui un tempo si facevano i mattoni per i forni e il loro rivestimento. Da Punta ’e Lette le dioriti quarzifere si inoltrano fino a Monte Sa Muzere. Ma, come notava l’Angius, la massa montuosa digrada a formare valli ampie e ricche di pascoli, che egli riteneva sufficienti a sostentare una popolazione di 16.000 abitanti. La valle maggiore, percorsa dal rio Enas, affluente del Mannu, è tra il Monte Lerno e l’altura su cui sorge il paese. Segue a nord est la fertile vallata di Bunne, dove scorre il fiume dello stesso nome. Il rio Mannu de Pattada, che alimenta l’invaso artificiale, come riu Aldu Minzone. Pattada è ricca di acque pregiate, disponibili presso le fonti ai limiti dell’abitato e attinte da tutta la provincia, in particolare quelle di Sa Casina e di Lerno che sgorga da Funtana ’e Rodè. Per purezza si ricordano anche Elvanosu, Sa Latuca, Ludalzos, Olitetta, Santa Larentu, Istelà, Edras, Su Poju, Binza ’e Figu, S’Abba Lùghida ecc. Il quadro climatico registra temperature medie annue fra 11 e 15 C°. La media dei mesi più freddi è tra i 4 e i 6 C°; da 31 a 50 i giorni con temperature inferiori allo zero. Le piogge danno una media di 1000-1200 mm annui in circa 75 giorni di precipitazioni, con una piovosità media pari a 14,29 mm, seconda solo a quella di Baunei. La copertura arborea più diffusa è quella della sughera, valutata in circa 100.000 piante e seguita da lecci e roverelle, mentre l’olivastro abbonda nelle vette meno elevate a nord. Il ginepro è presente solo sul Monte Lerno e l’acero minore nelle zone meridionali. Sono state riconosciute finora 700 entità botaniche, ricchezza dovuta alle differenze ambientali del territorio, che dà vita a una trentina di specie endemiche, alcune delle quali rare. Negli anni Cinquanta del secolo scorso il susseguirsi di incendi causò un depauperamento boschivo e conseguentemente della fauna, in particolare degli ungulati, fra cui i mufloni: la fondazione dell’oasi faunistica del Monte Lerno, totalmente compresa nel territorio di Pattada, e di quella di Su Filigosu e Fiorentini estesa ai territori contermini, ha permesso la reintroduzione di mufloni e cervi. Sempre notevole la presenza del cinghiale e della volpe, meno frequente quella del gatto selvatico e della lepre. La varietà ambientale è anche alla base della ricca avifauna, con specie ormai rare nell’isola, come il merlo acquaiolo e l’aquila. È accertata la presenza del 75% dei rettili della Sardegna e specie endemiche fra gli anfibi. La presenza del lago artificiale del Lerno ha arricchito ulteriormente l’ambiente e sviluppato misure di protezione. In particolare il Monte Lerrono, percorribile grazie alle numerose piste, offre paesaggi stupendi e oasi di pace nei numerosi punti attrezzati, anche nei pressi dei tre laghetti montani di Sa Pedrosa, Sa Gione e Su Achile ’e s’Elighe.


Paesaggio innevato del Monte Lerno. Pattada Provincia di Sassari, Agriturismi, dove mangiare, B&B dove dormire in provincia di Sassari.

Storia Il nome di Pattada, territorio antico popolato fin dalla preistoria, secondo il linguista tedesco Max Leopold Wagner sarebbe riferito alla posizione geografica del paese e avrebbe il significato di altipiano, già utilizzato in periodo anteriore a quello romano. Di rara bellezza e importanza è il sito nuragico, tra Pattada e Buddusò, in cui le pietre del nuraghe si specchiano sulla superficie del lago Lerno in una conca pittoresca. Presso il sito archeologico sono stati riportati alla luce alcuni oggetti appartenenti alla Cultura di Ozieri, cultura prenuragica sviluppatasi in Sardegna. Inoltre, nel territorio è possibile osservare alcune interessanti tombe dei giganti, monumenti funerari di origine nuragica. Durante il periodo medievale, Pattada fece parte della curatorìa di Lerron, nel giudicato di Torres, che in seguito fu conquistata dai giudici di Arborea. Quando l'Isola fu invasa dai catalano-aragonesi, Pattada passò alla signoria di Oliva fino al 1843. In seguito fece parte delle diocesi di Castro. Non lontano dal centro abitato sorgono i ruderi del castello di Olomene presso il quale è stato ritrovato un importante ripostiglio monetale risalente al Medioevo. Erede della tradizione urbanistica medievale, il paese presenta un centro storico dall'aspetto pittoresco, caratterizzato da vicoli e strade in acciottolato sulle quali si affacciano piccole costruzioni in stile Liberty e case in granito che, in alcuni casi, ancora conservano i tipici infissi in legno. Accanto alle abitazioni in pietra sono presenti alcuni edifici dalle sobrie facciate neoclassiche.
Tradizioni Centro antico e di grande storia, Pattada lega il suo territorio e le sue tradizioni principalmente alla fabbricazione e lavorazione del coltello, chiamato "sa resolza". Le lame di tali coltelli, in relazione ai giacimenti di materiale ferroso, sono testimoniati anche dalla presenza storica di fabbri nel paese, registrata anche dalla lunga relazione di Vincenzo Mameli de Ormedilla sui feudi della contea spagnola di Oliva y Centelles. A cavallo fra il 1800 e il 1900, un gruppo di artigiani, di nome Bellu e Mimmia, ebbe l'idea di ideare un tipo di coltello composto da due parti distinte e caratterizzato da una lama più fine e nascosta fra le due parti del manico. Da quel momento nacque il coltello tipico di Pattada che, successivamente, ebbe tanto successo e ai giorni nostri ha raggiunto livelli artigianali e artistici eccelsi.
Territorio Paese a quasi 900 metri sul livello del mare, il più elevato della provincia di Sassari, a metà strada fra Sassari e Nuoro, si estende in un territorio ricco di storia e di bellezze naturali, come i boschi ricchi di quercie e lecci, la pineta, con il suo fitto sottobosco, e le campagne che ospitano una fauna ricca e varia, composta da cervi, daini e cinghiali.
Economia Pattada è comunemente nota per la fabbricazione dei coltelli, famosi per la lama di ottima fattura e la lavorazione artistica delle loro impugnature. Il settore trainante dell'economia del paese è quello agro-alimentare. Numerosi, infatti, i caseifici le cui produzioni, legate al Fiore sardo, al Pecorino romano e alla ricotta fresca e stagionata, vengono esportate e apprezzate in tutto il mondo. Altri prodotti agroalimentari tipici di Pattada, legati sempre alle tradizioni e ai sapori del territorio, sono il pane, gli gnocchetti, i ravioli, sia di formaggio che di ricotta, le seadas e le origliettas. Discreta è la produzione del miele, ingrediente delle tiriccas e del torrone, per cui Pattada è ormai giustamente nota.

PRONTI NELL’AGIRE DELICATI NELL’ONORE Nell’anno 1843 erano in Pattada anime 3362 distinte in maggiori di anni 20, maschi 1146, femmine 1015, in minori, maschi 540, fem. 662, e distribuite in famiglie 788. I pattadesi son generalmente di statura mediocre, di corporatura non grossa, un po’ bruni di carnagione, neri nei capelli e nella barba intonsa, di sguardo vivace, vigorosi di membra, e agili, di buon umore, di notevole spirito, facili nel parlare, pronti nell’agire, delicati in fatto d’onore, impetuosi, accorti, ingegnosi, imaginosi, anime poetiche. Da Pattada e Bantina sono usciti molti poeti improvvisatori che ebbero riputazione su’ celebri di altre contrade. Non riguardando nè i viventi, nè gli antichi, nominerò quelli, che vissero contemporanei e prossimi alla nostra età. La famiglia de’ Cubelli di Pattada, che avea prodotto alcuni uomini insigni, e tra essi Giovanni, il quale ascritto all’ordine de’ gesuiti, dopo aver con molto zelo faticato insieme col fratello Giovanni Maria nelle missioni delle Indie, ritornato in Europa fu preposto al governo della compagnia, e Pietro che fu superior provinciale delle case, che l’ordine aveva in Sardegna, uomini, almeno il primo e terzo, come è da supporre, di alta intelligenza, dottrina e prudenza, produceva poi il P. Giampietro Cubello de’ chierici regolari delle scuole pie, che ebbe una rara potenza poetica e molta rinomanza, sebbene non fosse in lui pari alla erudizione e alla fantasia il giudizio. Fiorirono in Bantina poco prima e dopo la metà del secolo tre poeti, il Cubello, il Senes, il Pesuzu, ed ebbero nobilissima fama in tutto il Logudoro. Erano sacerdoti, e senza uffizio, almeno nell’età provetta, uomini quanto per l’ingegno, tanto rispettabili per il costume, poveri secondo il destino de’ poeti, a’ quali però bastava ne’ pochi bisogni la quotidiana limosina della messa, che in quel tempo in quella diocesi non era maggiore di centes. 25, e il lucro che ottenevano da una piccola industria, uno di essi dal prodotto di un piccol orto lavorato da sue mani, l’altro da un grosso stormo di galline che educava, e l’ultimo dall’agricoltura. Quando avean fatto l’ufficio sacerdotale, allora deponendo la veste de’ preti, prendevano il cojetto con la cintola e il gabbano, e così vestiti attendevano a’ loro affari, o fantasticavano.
NON MANCARONO MAI I LADRI DI BESTIAME I delitti che si possono notare tra’ pattadesi sono alcuni furti di capi di bestiame. Non mancarono mai i ladri, ma non si sa se mai alcuno siasi posto in agguato sulle vie solitarie in quei vasti deserti, dove si va per molte ore senza trovare alcuna abitazione, per sorprendere i passeggieri e i viaggiatori. A questa riforma hanno contribuito non poco i tre o quattro carabinieri, che vi si tennero in stazione, nella vigilanza de’ quali contro i più piccoli disordini si scemò l’audacia di molti.
LA SOLA CASA BELLA È DI UNA FAMIGLIA DI TEMPIO Comunemente sono i pattadesi modestamente agiati, pochissime le famiglie indigenti, e da notarsi in piccola cifra quei che sieno nella necessità di implorare l’altrui carità. In quei tempi barbari che accennammo si fece frequentemente guerra a’ potenti e a’ nobili, che superbi per il titolo e le ricchezze voleano conculcare il popolo. Attualmente non v’ha che una sola casa, che abbia titolo di nobiltà; sebben a dir il vero questa non sia reliquia del tempo antico, perché è famiglia trapiantatavi da Tempio. La principal famiglia pattadese che sia stata nei tempi passati fu quella de’ Sini, della quale fu un cancelliere Apostolico assai rinomato nella sua epoca, distante da noi per non meno di tre secoli, e provennero i Sotgia e i Satta, ora stabiliti in altre parti. Dai Sotgia uscì il P. Gian Giuseppe, uomo di grande ingegno e dottrina, molto ammirato in Roma, ed il rettor di Pattada e Bantina, che nominavasi Antonio Elia, il quale lasciò una bella memoria del suo nome, mentre tanti altri furono dimenticati o ricordati alcuna volta senza molto onore.

VITTORIO ANGIUS

Monti di Ala dei Sardi, Monte Lerno Pattada.

Monte Lerno
La foresta di Monte Lerno è situata nella provincia di Sassari, all'interno del territorio del comune di Pattada. Si estende incontaminata per una superficie di 2853 ettari e si caratterizza per la presenza di una vegetazione ricca di numerosi boschi di leccio. Sino a pochi anni fa il territorio in cui era presente il bosco era molto più ampio dell'attuale. ma un incendio ne ha ridotto la superficie. Il rimboschimento attualmente in corso offre al visitatore l'idea dell'impegno di questa comunità nella cura e la conservazione del territorio. Un bosco naturale di leccio si conserva discretamente in località Sos Littos. Dalla composizione floristica attuale della vegetazione di questa zona si denota che è un bosco in rievoluzione che conserva molti elementi della macchia alta (fillirea, corbezzolo, etc.). In tutta l'area sono ben rappresentate le sugherete con abbondante sottobosco dominato da cisto, erica e corbezzolo. Le sugherete migliori all'interno del perimetro demaniale sono poste in località Trataxis. La qualità del sughero di questo territorio è particolarmente apprezzata dai produttori, per via dell'ottima resa e qualità. I colori della vegetazione nonché la presenza di ampi spazi in cui è possibile trascorre una giornata all'aperto sono dei buoni motivi per invitare il turista a visitare la foresta.
Come arrivare La foresta si raggiunge principalmente attraverso la SP 128 bis Ozieri-Pattada e la SS 389 Pattada-Budduso.
Attività praticabili All'interno della foresta è possibile praticare trekking, fare lunghe passeggiate lungo i sentieri contrassegnati, nonché lunghe corse in mountain bike. La foresta è inoltre un luogo ideale per coloro che apprezzano svolgere dello sport all'aria aperta.


Nido di Upupa, Monte Lerno Pattada. Animali e specie di Sardegna.

Nido di Upupa nella Foresta del Monte Lerno nel Comune di Pattada (foto sopra)
Nido costruito nel ramo cavo di una sughera, da cui si affaccia un giovane nato da poche settimane. L'Upupa epops è lunga fino a 30 cm ed ha un becco lunghissimo ed aguzzo leggermente incurvato. Sul capo porta un ciuffo a ventaglio di penne erettili di colore marrone chiaro. Il piumaggio è di colore giallo-argilla, con striature bianche e nere sulle ali e sulla coda. Il suo volo è leggero e silenzioso, il suo canto è monotono e tenebroso. Da marzo a giugno la femmina depone e cova per circa 16 giorni, in una cavità, 5-7 uova bianco-verdastre. Dopo 3-4 settimane i piccoli lasciano il nido. Le covate possono essere 2 all'anno.

Cervo Sardo nei pressi della Foresta del Monte Lerno nel Comune di Pattada (foto sotto)
Questo magnifico esemplare maschio, probabilmente il capo branco, rimane guardingo in disparte mentre femmine e giovani si nutrono. I cervi presenti in Sardegna sono la varietà sardo-corsa, più piccoli e snelli, del cervo rosso europeo, Cervus elaphus elaphus L. Il maschio ha corna, o più propriamente palchi, sottili e ramificate, ogni primavera cadono e rispuntano, con un ramo in più ogni anno fino al raggiungimento dell'età adulta. Le femmine sono sprovviste di palchi.

Cervo sardo, Monte Lerno Pattada. Cosa vedere e dove andare in Provincia di Sassari.

Le origini L’abitato, che per dirla con l’Angius «trovasi al centro di un vastissimo orizzonte», si sviluppò certamente da tre nuclei ed era occupato già nel Neolitico, come lascia supporre la presenza di domus de janas alle pendici dell’abitato, ora scomparse, ma su cui si incentrò la leggenda delle janas, che grazie alla fragranza del loro pane – si racconta – vi attiravano dei malcapitati che non tornavano più indietro. Di riti ancestrali parla il toponimo Oltulomines (“ruzzola uomini”) dato ad un dirupo. Ma una storia complessiva degli abitati del territorio è difficile narrarla, perché mancano indagini e i monumenti sono molto interrati. Si riferiscono al Neolitico i toponimi Marmuradas, Monimentos, Ucca ’e Furreddos, Concas Bòidas, Sa conchedda ’e Burrumbè e le caverne nei dintorni di Olomène, citate già nell’Otocento. Conferma viene ora dalle ceramiche neolitiche trovate vicino al nuraghe Lerno o Santu Larentu, ma la natura dei luoghi fa ipotizzare sepolture in tafone. Al periodo nuragico vanno ascritti i 32 nuraghi noti dalla bibliografia, cui si aggiungono per accertamenti recenti Coluzzu, Santu Matteu, Ucca ’e Furreddos, uno a Cherchizu ’e Josso, Addes Toltas, Olisè, Sa Niera, S’Abbaidolza, Màsala ecc. L’impiano murario con ingresso coperto a piattabanda di S’Aghidade, sul tipo di Su Sassu di Chiaramonti, è un apparato difensivo databile al Calcolitico. Tra le Tombe di giganti si ricordano quelle di Sant’Elia, Sa Pattada, un’altra finita ormai sotto l’invaso del Lerno, tutte del tipo a stele centinata ed estremità opposta absidata, e le tre contigue di Sedda Otinnéra, mentre Norcheta è classificabile come allée couverte. Spiccano per complessità il nuraghe Lerrono quadrilobato, con antemurale e altri ambienti e il Sant’Elia, formato da due nuraghi collegati, uno a corridoio e l’altro a cupola: Sas Domos de sa Terra a Cugadu è una delle maggiori testimonianze nuragiche del Monte Acuto. Oltre agli abitati collegati a nuraghi, come a Sa Pedra ’e s’Abba, Manzanittu, Sa Pattada ecc., ve ne sono di estesi non connessi a fortificazioni, come Topoli e Pedru Cogu. Tra i materiali nuragici sono la biprotome toro-muflone, che ha convergenze con consimili dell’Urartu, e l’offerente rinvenuto nello stesso anno 1875 di stile “mediterraneizzante”, entrambi al Museo archeologico Nazionale di Cagliari. Altri, fra cui una lama da Molinu, il modellino di nuraghe da Bunne, le cuspidi di lancia da nuraghe Piras e da Sa Pedra ’e s’Abba, un torello e una navicella bronzea di 25 cm di lunghezza dall’area di Lerrono e infine una eccezionale navicella di 60 cm di lunghezza, sono andati disperse con la morte dei proprietari o per dono. Rilevante nell’ambito dei bronzi d’uso nuragici è il ripostiglio di Sedda Otinnéra, costituito da bipenni e asce.

Via Roma. In primo piano Su palatu ’e Manuelle, oggi Municipio, Pattada Provincia di Sassari
Immagine suggestiva del parco La Pineta innevato, Pattada.

Il paese di Pattada Sull’etimologia del nome “Pattada”, variamente scritto Paçada, Patada, una volta Posada e Pathata come ancora si pronuncia nel Nuorese, Spano la vuole semitica con il significato di “domicilio felice”. Il Bellieni lo fa derivare da patulalata, cioè “luogo esteso”, con riferimento alla vastità dell’orizzonte: la teoria non è linguisticamente valida, perché il suffisso -lata nel passaggio dal latino al sardo sarebbe conservato, come nella parola agrumulada. Vale la pena osservare che il toponimo più volte presente in Sardegna è sempre collegato a un sito con un nuraghe: né manca l’interpretazione popolare che lo fa derivare dal patto stretto per il trasferimento con gli abitanti dei villaggi abbandonati per unirsi a Pattada, salvo Lerron e Bantine, sul primo dei quali si scagliò una maledizione perché finisse distrutto come i leggendari cavalli verdi e così fu! Il paese conserva pochi esempi di architettura domestica tipica cinque-seicentesca, caratterizzata da costruzioni che sfruttavano il costone roccioso per ricavare sottani e cantine, disporre di due ingressi a sud e a nord e di un cortile anteriore o posteriore. Le murature erano in grosse scaglie di granito, più raramente in conci dalla vicina Buddusò o di tufo trachitico di Ozieri. Sono abbellite talvolta da soglie e architravi in trachite, ornate da motivi a fiamma e scritte augurali cinque-settecentesche come: “Si inimicus exurierit ciba illum”. Begli esempi e meglio conservati sono i palazzotti privati dell’Ottocento e nei primi del Novecento, in particolare nella via Roma, frutto di un rinnovamento urbanistico di quegli anni, che si attuò lungo il perimetro sud ed est del centro storico, rimasto invariato per secoli e compreso entro il cerchio disegnato dalle chiese. Per chi arriva da nord e ovest il paese si presenta contornato da una splendida pineta, motivo della sua frequentazione turistico-climatica. Conta 4144 unità immobiliari. Le strade si aprono a formare capienti piazze e ampi slarghi, insoliti in un paese di montagna, dove si trovano varie fonti di granito di fine Ottocento. Una riqualificazione dell’abitato nel centro storico e delle periferie fra gli anni 1995-2005 ha rivitalizzato e dotato il centro di nuovi servizi. Oggi sono disponibili un moderno palazzetto polivalente dello sport, due campi sportivi, un centro culturale, un centro sociale che accoglie il centro anziani, attività giovanili, servizi sanitari, un centro handicap, laboratori per il tempo libero, ludoteca, estesi tutti anche alla vicina Bantine, anch’essa riqualificata e dotata, come Pattada, della rete del gas. Dopo lunga contrapposizione si ottenne un istituto scolastico unitario che comprende dalla scuola materna alla media inferiore di primo grado, cui seguì una generale ristrutturazione degli edifici scolastici. Attiva anche una scuola dell’infanzia parrocchiale nata nel 1916, un baby parking e l’ospizio San Francesco, sorto all’inizio del Novecento sull’area di un distrutto convento francescano. Il patrimonio artistico subì un notevole depauperamento nel dopoguerra con la scomparsa dei dipinti del Tintoretto. Un restauro ha consentito di conservare  l’altare ligneo cinquecentesco della Trinità nella parrocchiale e quello seicentesco nella chiesa di San Giovanni, e ancora, un complesso di statue lignee del Quattrocento e Cinquecento. Fra le chiese si segnala la duecentesca chiesa di San Michele di Biduvè, le cinquecentesche Santa Sabina e del Santissimo Salvatore, oggi del Rosario, caratterizzata, unico esempio dopo il San Gavino di Torres, da presbiteri contrapposti. Bantine, dal tracciato ancora medievale, ha due chiese, San Giacomo e San Pietro, la seconda conserva i banconi laterali lungo la navata di ascendenza bizantina e superiormente aggiustamenti gotico-aragonesi. Opere di Pinuccio Sciola ornano Piazza dei Poeti di Sardegna e piazza dei Poeti di Pattada. Il centro attira da sempre il turismo sia perché stazione climatica, sia per i prodotti artigianali. Ha una capacità ricettiva di 170 posti letto, due alberghi e agriturismi in zone di particolare pregio paesaggistico. L’attività economica prevalente rimane la pastorizia che, secondo l’anagrafe di Teramo, conta 421 aziende, di cui 114 di bovini con 2060 capi, 114 di ovini con 27.774 capi, 10 di caprini con 500 capre, 131 di suini con 890, 55 di equini, 3 di api, una di conigli. La cooperativa dedicata solo al latte ovino è una delle prime dieci in Sardegna e ha trasformato nel 2008 11.084.232 litri di latte: la sua produzione di pecorino romano è quasi interamente esportata in America, il resto nel mercato regionale e nazionale. Il latte vaccino è lavorato in parte in piccoli caseifici per la produzione di peritas, sorta di caciocavallo. Per il resto si contano due pastifici, due pasticcerie, tre forni, tre esercizi per l’abbigliamento, sette per gli alimenti, tre le cartolibrerie. Un solo esercizio fornisce strumentazione artigianale. Una decina le imprese dedite all’edilizia, due ai lavori forestali. Di recente attivazione un salumificio e un allevamento di lumache. Il paese è noto a livello internazionale per l’artigianato del ferro che conta 12 aziende, in particolare per la produzione ancora tutta manuale dei raffinati coltelli a serramanico chiamati resoldzas. Coltelli così rinomati, e allo stesso tempo diffusi, sin dal tempo antico, tanto che sono celebrati dai poeti: Remunnu ’e Locu di Bitti, ad esempio, se la prendeva con un coltellinaio pattadese perché aveva messo un’arma in mano ai suoi compaesani: Malaittu Canale patadesu / ch’at postu sos vitichesos in resoglia (“Maledetto Canalis di Pattada che ha messo il coltello in mano ai bittesi”). Non meno apprezzato l’artigianato del legno, che conta 4 aziende e una liuteria per la produzione di violini e altri strumenti a corda che hanno un buon mercato in Giappone. In ripresa la produzione del torrone. Il centro ha una elevata scolarità, che insieme ad altri fattori ha alimentato l’emigrazione. Notevole il numero di pendolari che lavorano nel terziario. Nel 1900 frequentavano le superiori 73 studenti; trent’anni dopo 129, di cui 31 femmine; in tempi recenti, ma non di obbligatorietà alla frequenza, 215 sui 245 ragazzi tra 14 e 18 anni.
Usi e Costumi e Personaggi Illustri La modernità del vivere non ha fatto dimenticare le tradizioni, cui la popolazione rimane fortemente attaccata. Culturalmente vivace, ha dato vita ad una forma di premio letterario insolito, apprezzato in tutta l’isola, e negli ultimi anni a una produzione letteraria in limba e in italiano. È netta, però, la frattura nei modi di vita fra le generazioni anche nell’uso della lingua materna, sebbene ancora molto esteso. Si parla come a Bonorva e Osilo un logudorese arcaico:
spesso si usa volgere al femminile i cognomi delle donne (Cossa da Cossu, Alza da Vargiu ecc.); la lingua si sta trasformando ad esempio con la vocalizzazione finale. È ancora frequente la confezione dei dolci e dei pani delle feste, come i càbudes, peltusitas e giuadas e la celebrazione di rituali, con il dono di latte e yogurt da parte dei pastori, per la festa del loro patrono San Giovanni. Il Carnevale, a metà fra quello di Bosa e quelli del Nuorese, ha corsi e ricorsi.
Momenti importanti per tutta la comunità sono le feste della patrona Santa Sabina (29 agosto), di San Giovanni (24 giugno) e il Carmelo (16 luglio). Nelle processioni solenni i simulacri sono preceduti da una guardia di cavalieri che sostengono grandi e preziose bandiere e avvolgendone i lembi intorno alle spalle. Frequentatissime in queste occasioni festive le corse acrobatiche a cavallo. È plurisecolare l’usanza del pellegrinaggio a Nostra Segnora ’e Crasta a maggio (data mobile) lungo la via romana di Sa Pedra Peltusa e quella a Bitti, dove i cavalieri con le bandiere accompagnano la Madonna del Miracolo al santuario di Gorofai: sono occasioni in cui si indossano i costumi tradizionali, tuttora confezionati e richiesti, anche se standardizzati sui tre modelli più recenti, che erano in uso per le donne nel dopoguerra per differenziare le classi di appartenenza: le gonne hanno una plissettatura molto fine in vita, che diventa più larga dal ginocchio. Unica la foggia maschile, rimodernata dall’uso del pantalone di orbace al posto delle ragas e portata dagli anziani ancora negli anni Ottanta del Novecento. Gli abitanti, espiritosos (“vivaci”) y atrividos (“impetuosi”), ma anche fra i più laboriosi del Monte Acuto, per dirla con l’Olmedilla, cui fa eco l’Angius che li dice «di buon umore, di notevole spirito, facili nel parlare, pronti nell’agire, impetuosi, imaginosi, anime poetiche», hanno espresso poeti famosi. Fra i contemporanei si ricordano Antoni Palitta, Nanneddu Cambone, Peppinu Fogarizzu, Pedru Mazza, Zuseppe Monzitta. Stranamente l’Angius non menziona personaggi di rilievo del paese, che pure godevano di notorietà ai suoi tempi o in passato. Ai primi del Seicento don Salvador Sini fu conseller dei Borgia; don Giovanni Becciu divenne per nomina reale commissario generale di artiglieria alla morte di don Lucifero Carcassone nel 1681; don Girolamo Dettori ebbe la carica di commissario con pieni poteri contro il banditismo (1748); Mussiù Pattada (forse un Sanna), dopo la grazia concessa dalla regina ai primi dell’Ottocento per intercessione del padre Chessa, si distinse nelle azioni contro le bande della Planargia e Bonorva. Altri appartennero a vario titolo alla chiesa: il Padre Chessa, gesuita, confessore della vice-regina e dei reali rifugiatisi in Sardegna durante la bufera napoleonica: sicuramente egli intervenne anche per riabilitare al sacerdozio col titolo di arciprete a Buddusò il congiunto Antonio Campus (morto nel 1836); condannato per gravi colpe, causa l’attiva partecipazione ai moti angioini, aveva perduto la sua nomina ad arcivescovo di Genova ed era stato espulso dal sacerdozio. Altri religiosi ebbero prestigio come poeti: popolarissimi del Settecento Giovan Pietro Cubeddu, detto “Padre Luca”, e Pietro Pisurzi fondatori della tradizione arcadica della poesia “pastorale” in Sardegna. Filippo Campus (1817-1887), grande teologo insignito dell’ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro per l’opera di soccorso durante il colera del 1855 che colpì Porto Torres e Sassari, divenne vescovo di Tempio e Ampurias: si distinse per l’azione sociale e civile e perciò il comune di Pattada ha adottato come proprio il suo stemma vescovile. Altri furono noti nella magistratura: Antonio Campus (1821-1906), consigliere di Cassazione a Roma e presidente della corte d’appello di Napoli; Giovanni Maria Campus (1849-1939), anch’egli consigliere di Cassazione a Roma, nel 1919 primo presidente; Giovanni Antonio Campus (1854-1930), avvocato generale della Corte d’appello di Torino, che legò il suo patrimonio agli studenti poveri di Pattada e all’ospedale di Sassari. Alla fine del Novecento l’insigne microbiologo Toeddu Sanna divenne preside dell’Università Cattolica di Roma e nei primi anni di questo secolo un altro pattadese, Angelino Becciu, è stato ordinato arcivescovo ed è attualmente nunzio apostolico in Angola.

Testi di Lucrezia Campus



Nuraghe Lerno Pattada in Provincia di Sassari
Giampiero Pizzadili, Produzione Coltelli Sardi a Pattada Via Roma 47 (SS)
 

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