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L'Arte dell'intreccio, i Cestini Sardi :: I Cestini Sardi e l'intreccio rappresentano in modo significativo l'Artigianato Sardo nel Mondo. Informazioni su come vengono prodotti e vendita.

Cultura Sarda > Artigianato di Sardegna
Ollolai, confezione cestini d'asfodelo, foto antica della metà dell'ottocento, di Piero Pirari.
L'Arte dell'intreccio e i Cestini Sardi
La Sardegna, grazie all'abbondanza delle materie prime, come l'asfodelo, il giunco, la palma nana e la paglia, si rivela terra ideale per i lavori d'intreccio e per la confezione di ogni tipo di contenitori rustici. Questa lavorazione è stata, sin dai tempi della preistoria, una delle principali attività dell'uomo, sia per la facilità del reperimento dei materiali, sia per l'impegno tecnico richiesto. L'oristanese è l'area della Sardegna più importante per la lavorazione della cestineria tradizionale. La zona si trova in un territorio ricchissimo di stagni, dove crescono le piante che forniscono le materie prime per la lavorazione di cesti, canestri e corbule, sapientemente intrecciati dalle artigiane del posto. Sono infatti le erbe palustri locali a prendere forma fra le abili dita delle donne che custodiscono i segreti di quest'antica arte. Nell'ambito della vita rustica della Sardegna le abitazioni dei pastori, dei contadini, degli artigiani, erano estremamente povere di mobili, ma ricche di oggetti di cestineria. Questi contenitori, indispensabili per i diversi usi e per le diverse operazioni di accumulo e di trasformazione degli alimenti, erano esposte sulle pareti o su ripiani. L'artigianato isolano della cestineria continua intanto con successo la produzione di tutto il campionario dell'antico corredo agro-pastorale sia per l'approvvigionamento del mercato interno, sia per la fornitura di manufatti particolari molto richiesti nell'arredamento moderno. La lavorazione comincia con un ordito a spirale sul quale viene avvolta la pagliola o la paglia di grano, cucendola punto per punto con un ago di ferro, come prescrive la tecnica sarda cosiddetta "a spirale". Nei cestini, di forme differenti a seconda dell'uso cui sono destinati, le artigiane intrecciano pagliola colorata e realizzano straordinari disegni, principalmente nei toni del rosso, del nero, del blu e del verde. I motivi della tradizione con cui sono abbelliti questi oggetti sono le rose oppure la stella, che viene realizzata nella parte centrale del cesto e arricchita, fra le punte, con altri motivi decorativi. Molto belli e ricercati anche i cesti che sul fondo recano una pezza circolare di broccato colorato.


Tortolì la cestaia
L'Arte dell'Intreccio e la sua diffussone in tutta la Sardegna
Una diffusione capillare dei cesti è riscontrabile su tutto il territorio della Sardegna. Ciò che cambia da zona a zona è il materiale impiegato. Trasportati a cavallo da specifici venditori ambulanti ("corbulai"), essi non mancavano in nessuna abitazione. Se le aree interne e collinari dell'isola ricorrevano, quale materia prima nella realizzazione, al gambo dell'asfodelo (Ollolai, Olzai, Flussio, Montresta, Sennori), quelle di pianura, prossime agli stagni o al mare (San Vero Milis, Sinnai, Castelsardo), facevano uso di giunco, grano o palma nana. Alla diversificata e raffinata casistica dei cesti in "paglia", di esclusivo uso domestico, si affianca inoltre quella del manufatto in canna ("pischedda"), impiegato anche nell'ambito esterno alla casa in quanto più resistente e dotato di manico, quindi più adattabile alle diverse sollecitazioni. Non dissimile nella tecnica da quelli realizzati in moltissime altre parti del globo, il cesto in asfodelo o giunco nasce e si sviluppa per cerchi concentrici spiratati, secondo il metodo "a crescita continua". La spirale è costruita con un fascio di materia più rigida che, mediante l'ausilio dell'acqua e di uno strumento perforante (nel caso dell'asfodelo si ricorre allo stinco di pollo appuntito), è fermato da punti a loro volta spiraliformi che avvolgono il fascio di riempimento, ancorandolo anche al giro precedente. Prima di arrivare alla costruzione vera e propria del cesto, è necessario provvedere alle fasi propedeutiche: raccolta, riduzione in sottili lamelle del materiale e sua essiccazione al sole. Calore naturale al quale, anche a realizzazione avvenuta, il cesto deve essere sottoposto. Importante il momento della raccolta delle piante, consentita in particolari momenti dell'anno e regolata dalle lunazioni, pena l'attacco degli insetti o della muffa, nemici nella conservazione di quelle essenze. I tipi più diffusi sono costituiti dalla corbula ("colve, colvula, crobi"), cesto concavo più o meno profondo (nei casi recenti comprensivo anche di coperchio) e dal canestro ("canistedda") basso e largo con dimensione variabile, da grandissima (anche superiore a un metro) a media, a piccola o piccolissima. Per la sposa campidanese erano ugualmente necessarie sia la dote in stoviglie ("strexiu 'e terra"), sia il corredo in corbule, canestri e crivelli ("strexiu 'e fenu") per la panificazione. Nella casa del Campidano, dotata di patio interno ("lolla"), un piccolo ambiente, alto e stretto, costituiva l'apposito ricovero di questi indispensabili strumenti. La più modesta abitazione barbaricina, scandita dai ritmi pastorali più che da quelli frumentari, non aveva un ambiente specializzato per la conservazione di questi recipienti. Con l'avvento turistico il cesto si è anche arricchito di decori. Nella Sardegna interna, dove tutto è morfologicamente più severo e si privilegia il bianco/nero al colore, i cesti non recavano decoro alcuno a differenza dei loro simili del Campidano che, invece, soprattutto quelli per le occasioni festive, mostrano inserti realizzati con lane, cotoni o tessuti, spesso pregiati, di varie tonalità. Il cesto, per la sua naturale adattabilità, si presta a essere rifunzionalizzato. Eugenio Tavolara negli anni cinquanta ne propose una serie nella quale si recuperavano forme tratte dall'oreficeria; una in particolare ottiene grande successo come "portariviste". Oggi si producono ancora corbule e canestri ma la loro fattura, assai grossolana negli spessori (si è in tal modo risolto l'abbattimento dei costi nella riduzione dei tempi di realizzazione), tradisce l'esigenza primaria di soddisfare una richiesta turistica poco esigente. Una curiosità: a Cagliari, sul finire dell'Ottocento e ancora nei primi del Novecento, esistevano "is piccioccus de crobi", i ragazzini da strada che, dotati di corbula, eseguivano veloci e limitati trasporti specie di derrate alimentari.

Cesti tradizionali della Sardegna
Cesti di Castelsardo
Museo dell'intreccio mediterraneo a Castelsardo

Informazioni
Indirizzo: via Marconi, 07031 Castelsardo, telefono: 079 470220
Ente titolare: Comune di Castelsardo
Gestione: Comune di Castelsardo
Direttore Museo Dr. Nicola Russo telefono 079 470220; cellulare 347 1118547
Orari:
Aperto tutto l'anno con orario continuato tutti i giorni della settimana
Dal 1° gennaio al 30 marzo e dal 2° novembre al 31 dicembre h 10.30-16.30
Dalla Domenica delle Palme al 1° maggio e dal 1° ottobre al 1° novembre h 9.00--19.00
Dal 1° maggio al 30 giugno e dal 1° settembre al 30 settembre h 9.30 – 21.30
luglio - agosto: ore 9.00-00,30
Giornate di chiusura: la mattina del 25 dicembre
Biglietto: € 3 (intero), € 2 (cittadini non residenti tra i 6 e i 16 anni; scolaresche e gruppi con più di 20 persone, prima domenica di ogni mese)
Esenzioni: guide turistiche e interpreti turistici dell'Unione europea nell'esercizio della propria attività professionale mediante esibizione di valida licenza rilasciata dalla competente autorità; cittadini portatori di handicap e ad un loro familiare o ad altro accompagnatore che dimostri la propria appartenenza a servizi di assistenza socio-sanitaria; i cittadini residenti del Comune di Castelsardo; cittadini non residenti di età inferiore ai 6 anni.
e-mail: direzione.museointreccio@gmail.com

Il museo
Sede del museo è una suggestiva fortezza militare del XII secolo, eretta dalla famiglia Doria, quale caposaldo strategico del sistema difensivo genovese nell'isola. La raccolta museale, dedicata ai prodotti artigianali realizzati intrecciando fibre vegetali provenienti dall'intera area mediterranea, si configura come vero e proprio centro di documentazione. Il percorso si articola su nove ambienti distribuiti su due piani. Al piano inferiore sono ubicate le sale dedicate prevalentemente alle tecniche di lavorazione, mentre al piano superiore si trovano le sale dedicate agli ambiti d'uso. Nel museo sono esposti, principalmente, splendidi pezzi dell'apprezzata cestineria di Castelsardo, quali corbule, canestri, crivelli e setacci. Particolare spazio è riservato anche ai manufatti realizzati intrecciando fibre vegetali provenienti dalla stessa Sardegna e utilizzati per gli usi della vita quotidiana, la conservazione dei prodotti agricoli, il piccolo allevamento, la pesca e il commercio fino all'ambito magico-religioso, con oggetti e suppellettili di particolare interesse. Tra i percorsi più suggestivi si annoverano il ripristino del medievale camminamento delle sentinelle, che congiungeva il castello con l'antico convento di San Martino, e il riutilizzo del ponte levatoio dopo il restauro dei Bastioni di Manganella. Il museo è unico nel suo genere, per la vastità dell'esposizione, per la particolarità del percorso museale che si svolge all'interno di una fortezza e per la splendida veduta panoramica che si gode dagli spalti. Pezzo forte della collezione è "su fassoi", imbarcazione realizzata intrecciando giunchi lacustri con fieno palustre e chiodi di canne, utilizzata dai pescatori degli stagni di Cabras e Santa Giusta.
Servizi Esiste un servizio di visita guidata su prenotazione e a pagamento (compreso nel prezzo del biglietto solo per gruppi e scolaresche). Un giardino didattico di piante da intreccio, nel quale si è riusciti a contestualizzare i manufatti esposti, permette di svolgere un' importante funzione didattica soprattutto per i bambini. È attivo, all'interno della struttura museale, uno punto informazioni sulla ristorazione, gli alloggi, i trasporti e le manifestazioni culturali. È aperto il bookshop con prodotti editoriali in diverse lingue. Esiste un servizio di guardaroba. Il Castello dei Doria, che ospita il museo, oltre alle magnifiche terrazze possiede altri spazi alternativi a quelli dell' esposizione. Una sala viene utilizzata per ospitare mostre a carattere temporaneo, l'altra sarà destinata a convegni e conferenze. Esistono barriere architettoniche. Audioguide e visite guidate in lingua straniera: inglese, francese, tedesco, spagnolo.

Cestini artigianali di Sardegna
Sagra di Cortes Apertas, 2006 Baunei (OG), Cestini Sardi Lavorazione.
Artigianato Sardo: Produttori Cestini e Creazioni Artistiche Ornamentali
Creazioni di Alessandra Floris, Cestinaia di Sinnai (CA)
Produzione Artigianale
Cestini Sardi
e Suppellettili

Creazioni Originali di Alessandra Floris
Fin dalla giovane età Alessandra si apassiona alla cestineria “Su Strexu De Fenu". Da oltre 16 anni lavora il giunco e il fieno per realizzare cestini e suppellettili con lavorazione artigianale da utilizzare sia come contenitori per la panificazione, sia come oggetti di ornamento per la casa, colorati e originali.

Contatti:
Sinnai (CA)
Cell. 320 0873390

Alessandra Floris è originaria di Sinnai nella provincia di Cagliari. Il paese nasce ai piedi del promontorio del monte Serpeddì. Il suo territorio vanta tra le sue bellezze la frazione di Solanas, meta preferita di tantissimi turisti da tutto il mondo, per il mare cristallino e per la sabbia bianchissima. Il paese è considerato la patria indiscussa dei cestini in fieno.
 

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